Avete accettato il capitalismo e vi siete fatti imporre il libero mercato? E allora fottetevi, pagate e state zitti. In ogni ambito della vita, e adesso anche nella musica. Fatevi prendere in giro dalle operazioni di marketing travestite da reunion tour e spacciate per “grandi eventi” (caratterizzati dalla assurda isteria della “F.O.M.O.” (fear of missing out) che spinge tanta gente, magari aizzata da “influencers”, a spendere un botto di soldi per presenziare ai concerti di band mainstream solo per non sentirsi tagliati fuori dalla moda “social” del momento e poter poi scrivere nelle “stories” l’immancabile frase “Io c’ero“, magari confinati/e a un chilometro dal palco, con visibilità ridotta e una acustica di merda) fatevi abbindolare dalla barzelletta dell’iscrizione sui siti per rispondere a quiz e indovinelli per poi restare in attesa come stronzi a sperare di ricevere un codice per continuare a partecipare a un sorteggio classista in cui non avrete mai la certezza di essere scelti. E, se avrete il culo di essere stati selezionati nella lotteria, vi lasceranno il contentino di decidere di sborsare CENTINAIA di euro per avere un biglietto per assistere allo “show” delle suddette band mainstream (che, a chiacchiere, si vantano della loro estrazione “working class”, e poi ti fanno pagare per un loro live le stesse cifre che si dilapidano per un tavolo al “Billionaire”, il tutto per alimentare il loro ego smisurato) e vi comprerete pure la maglietta brandizzata alla modica cifra di 60 euro ai banchini del merchandising.
In sintesi: avete rotto la minchia con questi hype modiaoli. Accettate un consiglio: invece di foraggiare le lobbies della musica dal vivo (che hanno trasformato il business dei megalive in affari riservati quasi esclusivamente alle élites di consumatori privilegiati, col portafoglio gonfio di “grano”) TORNATE (O INIZIATE) AD ASCOLTARE I CONCERTI NEI PICCOLI CLUB E NEI PICCOLI CIRCOLI CULTURALI, PERCHE’ NON ESISTONO SOLO QUELLE STRACAZZO DI ARENE, IPPODROMI E STADI; TORNATE (O INIZIATE) A PARTECIPARE E VIVERE I CONCERTI IN LUOGHI E SPAZI A MISURA DI ESSERE UMANO, A COSTI CONTENUTI E IN UNA DIMENSIONE ANTIDIVISTICA. TORNATE (O INIZIATE) AD ASCOLTARE LA MUSICA INDIPENDENTE E A SUPPORTARE LE SCENE UNDERGROUND. Ripartire dal basso, magari (ri)dando una possibilità a band prolifiche come i Vibravoid.
Il combo neopsichedelico/kraut/acid rock tedesco è tornato a pubblicare nuovo materiale a un solo anno di distanza dal precedente Lp “Remove the ties“, sfornando un nuovo album (e con questo dovremmo essere arrivati a ventiquattro, o giù di lì) “A reason for now“, uscito il 18 settembre su Tonzonen records.
Il trio di di Düsseldorf (capitanato dal frontman e chitarrista Christian “Doctor” Koch, coadiuvato da Dario Treese al basso e tastiere e Frank Matenaar alla batteria) continua, con infaticabile coerenza e una invidiabile vena ispirativa, a percorrere i sentieri del “revisionismo contemporaneo”, unendo immaginari e iconografia psych/flower power Sixties/Seventies e ricerca sonora, rielaborando mondi artistici vintage (garage rock, beat, blues, psichedelia, acid rock, fuzz rock, krautrock) in chiave personale e integrando il tutto in una formula che, nonostante oltre un trentennio di parabola artistica e di attività nelle vivaci scene underground rock ‘n’ roll, riesce nell’impresa di suonare ancora esuberante e vibrante.
Ritmi ipnotici, frammenti elettronici e chitarre fuzzate si amalgamano in un viaggio sonico e ultrasensoriale lisergico, ma catchy e quasi “ballabile”, in cui l’estetica late Sixties viene rinfrescata, svecchiata e rinvigorita dalla visione d’insieme e dall’attitudine senza compromessi del “qui e ora” della band che, in direzione ostinata e contraria, procede sicura e spedita lungo la sua strada, maneggiando la materia con una maestria e una naturalezza disarmante nel suo essere impeccabile.
“Till the end of time” apre il long playing in modo scoppiettante, tra synth spumeggianti e chitarre fuzzate dal tremolo ripetitivo e incisivo, sitar, voci riverberate e un groove energico che proiettano subito l’ascoltatore in atmosfere otherworldly, “Cinnamon star” avanza come un caterpillar psichedelico inarrestabile, “In the sky tonight” è una cavalcata space/electro/prog. in cui sembra di ascoltare CAN e Kraftwerk shakerati e serviti in modalità amfetaminizzata. In “All the scars inside” la psichedelia dei 60s e le fragranze indianeggianti si miscelano incredibilmente a vibrazioni danzereccie Nineties indie-rave (un po’ come immaginarsi, in un universo parallelo, Syd Barrett e Ravi Shankar che vanno a far serata nella Haçienda della MADchester di fine Eighites). Anche il resto del disco (“Yellow horizon“, “Fuel the flame“, “Voice in a cage“, “Second hand toy“) è un florilegio caleidoscopico di vocals cantilenanti di matrice Beatlesiana che fanno da contrappunto ad arrangiamenti complessi di chitarre grintose impreziosite da strumentazione esotica e sintetizzatori analogici. Ma è nella conclusiva e lunghissima “Strassenbahn” che il trip cosmico/kosmische assume definitivamente confini spazio-temporali che si fanno liquidi, per un finale concepito dalla band come tributo ai Kraftwerk e un omaggio al krautrock e alla scena musicale della loro nativa Düsseldorf (la cui storia è documentata anche nel libro “Creamcheese: LSD, Stroboskop and the Rock Revolution“, scritto da Koch e pubblicato come bonus release del disco) con undici minuti di irresistibile beat motorik ipnotico che evoca paesaggi alieni.
Tra l’altro, il full length, in versione “Love Glow”, comprende poster, inserto e un CD arricchito da “In The Sign Of The Twin“, film muto, dalle connotazioni psichedeliche surreali(ste) realizzato dai Vibravoid nel 2019 e finora proiettato solo in rare occasioni e in eventi selezionati (e con tanto di apposita soundtrack, uscita nel 2020) mentre oggi è disponibile per tutti.
“A reason for now” è un album compatto, che non presenta punti deboli, non propone ammuffiti revival filologici, ma solchi che ancora ribollono di entusiasmo e creatività. Boicottate i circhi multimilionari delle rockstar del cazzo che vi spennano vivi e (ri)cominciate a frequentare i posti in cui si spendono 10 o al massimo 15 euro all’ingresso (anche un minuto prima dell’inizio dei concerti, e senza dover acquistare i biglietti con mesi o anni di anticipo) e sostenete le band che, come i Vibravoid, operano al di fuori del letamaio della grande industria musicale, presenziate ai loro live, così farete un doppio favore: ai gruppi (rinfrancandoli col calore umano, comprando i loro dischi o il loro merch: e, nel caso delle band indipendenti, si tratta di un aiuto fondamentale per la loro sopravvivenza) e a voi stessi, perché contribuirete a tenere in vita i piccoli locali e gli spazi musicali e culturali (o almeno, quelli che non sono stati ancora chiusi o sgomberati) che oggi sono autentici baluardi di resistenza contro l’oppressione squadrista dell’omologazione capitalista neoliberista.
TRACKLIST
1. Till The End Of Time
2. Cinnamon Star
3. In The Sky Tonight
4. All The Scars Inside
5. Yellow Horizon
6. Fuel The Flames
7. Voice In A Cage
8. Second Hand Toy
9. Strassenbahn










