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Recensione : Bodies On Everest – A National Day Of Mourning

un frutto sanguinolento ed ipnotizzante che respingerà al primo ascolto, non piacerà decisamente al secondo, lascerà perplessi al terzo, e che al quarto diverrà un qualcosa di cui non si potrà fare più a meno, simile ad un veleno mortalmente lento ed assuefacente.

Bodies On Everest - A National Day Of Mourning - metal

Talvolta la musica cessa d’avere la forma che conosciamo e che in qualche modo ci rassicura, per quanto possa essere pesante in ambito metal, per assumere sembianze che difficilmente possono essere definibili o quanto meno descritte con dovizia di particolari.

Sono sempre più i dischi sottoposti alla nostra attenzione che sono collocabili nel calderone ambient, ma anche qui le differenze possono essere davvero sensibili perché si può trovare la raccolta di note delicate, atte a descrivere od auspicare una ritrovata armonia con l’universo e, in primis, con noi stessi, oppure, come in quest’opera dei Bodies On Everest, il rumore di fondo di ciò che accade su un pianeta che, probabilmente, ha esaurito la propria capacità di contenere un’umanità che ha pochissima voglia di condivisione.
Sono diverse miliardi di isole quelle che si muovono lungo i continenti e le nazioni, esseri che vivono in comunità ma soli come i corpi che periodicamente vengono restituiti dai ghiacci eterni sulle pendici della montagna più alta del mondo, come richiama il monicker di questa notevole band inglese.
A National Day Of Mourning è un’opera che riscrive ed espande i confini dello sludge, provando ad indurre terrore invece che anestetizzare con un andamento penoso e strascinato: l’operazione riesce al meglio perché , nonostante i Bodies On Everest non facciano nulla per risultare accessibili, l’opera tiene realmente avvinghiati facendoci sentire attori protagonisti di un thriller/horror all’interno del quale si viene sballottati tra scenari di violenza, ora fisica ora psicologica, ora individuale ora di massa, il tutto inserito all’interno di sonorità varie e distinguibili nonostante la loro forte propensione sperimentale.
Il giro di basso della seconda metà di Tally Of Sevens continua a pulsare nelle orecchia anche qualche ora dopo aver terminato l’ascolto, e questo è uno degli agganci per così dire normali in un lavoro che di normale ha quasi nulla: psichedelia, drone, sludge, ambient, elettronica, il tutto viene frullato assieme a qualche residua forma di vita, offrendo un frutto sanguinolento ed ipnotizzante che respingerà al primo ascolto, non piacerà decisamente al secondo, lascerà perplessi al terzo, e che al quarto diverrà un qualcosa di cui non si potrà fare più a meno, simile ad un veleno mortalmente lento ed assuefacente.

Tracklist:
1.unreleaseddeathvideo.flac
2.Tally Of Sevens
3.Gold Fangs In Enemy Territory
4.Shotgun Or Sidearm
5.Suspicious Canoe
6.Who Killed Yale Gracey?

Line-up:
Baynes – Bass, Electronics, Vocals
Wàrs – Bass, Electronics, Vocals
Gold – Drums, Electronics, Vocals

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