Punk Italiano

La storia del punk italiano decennio per decennio: dalle origini di Skiantos e Decibel all'hardcore di Negazione e CCCP, fino a Punkreas, The Manges e le nuove leve.

Il punk italiano è una storia lunga quasi cinquant'anni: nasce a metà degli anni Settanta sulla scia di Londra e New York, esplode nell'hardcore degli anni Ottanta, si allarga al pop-punk e allo ska degli anni Novanta e continua a rinnovarsi nel Duemila. In questa guida ripercorriamo la storia del punk italiano decennio per decennio, con i dischi e le band che l'hanno fatta — e con i link alle nostre recensioni per approfondire ogni tappa.





Anni '70: le origini del punk italiano

Le origini del punk italiano si collocano nella seconda metà degli anni Settanta, quando l'onda arrivata dall'estero incontra il fermento delle città del Nord. Non è ancora hardcore: la prima stagione è più ironica e sperimentale, a metà strada con la nascente new wave. A Milano i Decibel di Enrico Ruggeri pubblicano nel 1978 un album intitolato addirittura Punk, tra i primi in Italia a rivendicare la parola. A Bologna gli Skiantos inventano il "rock demenziale", mentre attorno al collettivo del Great Complotto i Gaznevada danno forma a un punk urbano e visionario.

Per capire il clima di quegli anni due letture sono preziose: il libro Ordigni. Storia del punk a Bologna, che racconta la scena emiliana delle origini, e la compilation Milano After Punk 1979-1984, fotografia del post-punk e della new wave meneghina da cui sarebbe germogliato tutto il resto.

Anni '80: l'esplosione hardcore

È negli anni Ottanta che il punk rock italiano diventa un movimento vero e proprio, con l'esplosione dell'hardcore e la nascita di scene locali da Nord a Sud. A Torino i Negazione diventano la band italiana più conosciuta all'estero. A Reggio Emilia i CCCP Fedeli alla Linea mescolano punk, wave e provocazione politica in un immaginario "filosovietico" del tutto originale. A Bologna i Nabat danno voce all'Oi! e allo street punk, mentre da Aosta i Kina portano avanti un hardcore melodico e militante, autoprodotto in pieno stile DIY.

La geografia dell'hardcore italiano è fittissima: a Napoli i Contropotere incarnano l'anarcopunk più radicale, a Torino i Nerorgasmo ne rappresentano l'anima più oscura ed estrema, a Milano gli Impact e la scena del centro sociale Virus fanno storia — come racconta il volume Virus. Il punk è rumore 1982-1989. Sul versante più rock'n'roll, i Cheetah Chrome Motherfuckers lasciano un segno che arriva fino al progetto di Dome La Muerte.

Sono anni in cui la musica punk italiana è critica sociale, antifascismo e autoproduzione. Per una panoramica d'insieme restano fondamentali le raccolte di scena come Tribal Noise – Città in Fiamme 1983-1987 sulla scena romana e L'H.I.V. – L'Hardcore Italiano Vive, che tiene insieme decine di nomi di quella stagione.

Per inquadrare il sottogenere e i suoi capostipiti internazionali, vedi la guida al punk rock.

Anni '90: pop-punk, ska-punk e street punk

Negli anni Novanta il punk italiano si allarga e conquista un pubblico più vasto. Il punk cantato in italiano trova la sua voce più popolare nei Punkreas, con testi ironici e sociali; sul fronte pop-punk melodico crescono i Senzabenza, mentre lo street punk e l'Oi! trovano una bandiera nei Klasse Kriminale. Non manca l'hardcore più duro, testimoniato da raccolte come Sottopressione – A Pieno Carico 1993-2000.

È anche il decennio in cui l'autoproduzione e la cultura delle fanzine raggiungono la loro maturità, come raccontiamo in Fanzine e anni Novanta: la spina dorsale DIY che ha tenuto in piedi tutta la scena.

Anni 2000: la nuova ondata

Nel Duemila i gruppi punk italiani raccolgono l'eredità dei decenni precedenti e la proiettano nel presente. Sul versante pop-punk "ramonesiano" i The Manges conquistano un culto internazionale, affiancati dal rock'n'roll punk dei Peawees. Lo street punk e l'Oi! restano vivissimi con i Bull Brigade e con lo spirito antifascista di realtà come FFD, mentre il rock'n'roll di strada trova una gemma nei Giuda.

La scena continua a diramarsi in mille direzioni, dal punk-folk dei Rumatera al punk rock urbano dei Vintage Violence: segno che, a quarant'anni dalle origini, il punk italiano non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Se cerchi un punto di partenza concreto, abbiamo raccolto i dischi che consigliamo nella pagina sulle punk band da ascoltare.

Il punk italiano non è morto

Dagli Skiantos ai Bull Brigade, dagli scantinati dell'hardcore ai palchi di oggi, il filo non si è mai spezzato: cambiano i suoni e le città, ma restano l'etica DIY, l'impegno e la voglia di dire la propria senza chiedere il permesso. Se vuoi continuare a esplorare, la nostra sezione musica punk raccoglie recensioni, classici e nuove uscite di tutta la galassia punk e hardcore.

E tu, da che parte stai? Qual è il disco del punk italiano che ti ha cambiato la vita, la band che manca in questa mappa, la serata che non dimenticherai? Diccelo nei commenti qui sotto: questa storia la scriviamo anche con voi.

FAQ sul punk italiano

Quando nasce il punk italiano?
Nasce nella seconda metà degli anni Settanta, influenzato dal punk britannico e americano, e diventa un vero movimento negli anni Ottanta con l’esplosione dell’hardcore.

Tra i primissimi c'è Punk dei Decibel (1978), uno dei primi album italiani a rivendicare apertamente il termine, insieme a <em>MonoTono</em> degli Skiantos dello stesso anno.

Per le origini Skiantos, Decibel e Gaznevada; per l’hardcore anni Ottanta Negazione, CCCP, Nabat, Kina, Indigesti, Raw Power e Contropotere; per gli anni Novanta e Duemila Punkreas, Klasse Kriminale, The Manges e Bull Brigade

Sì. Dal pop-punk allo street punk fino alle nuove leve hardcore, la scena italiana è tuttora viva e in continua evoluzione, fedele all’etica DIY delle origini.

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