
Helleborus – The Carnal Sabbath
Gli Helleborus propongono una versione del black metal melodico sufficientemente personale e robusta, sciorinando una decina di brani di grande impatto.
Stefano Cavanna scrive per In Your Eyes Ezine dal 2011 ed è uno dei recensori metal di riferimento della testata. La sua formazione di ascoltatore, da figlio degli anni Sessanta, parte dal progressive rock per poi virare verso sonorità più cupe: la scoperta della darkwave e del gothic rock, e soprattutto l'ascolto di Forest of Equilibrium dei Cathedral, lo conducono verso gli abissi del doom. Da lì un percorso senza ritorno tra le atmosfere funeree di Anathema, My Dying Bride, Shape of Despair e Skepticism.
Questa passione si è concretizzata nel libro Il Suono del Dolore – Trent'anni di Funeral Doom, pubblicato da Tsunami Edizioni nel 2023. Insieme ad Alberto Centenari ha dato vita a MetalEyes, la costola di iyezine dedicata alla musica metal, che continua a portare avanti.

Gli Helleborus propongono una versione del black metal melodico sufficientemente personale e robusta, sciorinando una decina di brani di grande impatto.

La qualità delle melodie è l’aspetto che fa la differenza tra il mestierante ed il fuoriclasse: Börner appartiene senza ombra di dubbio a quest’ultima categoria, stupendo per la facilità apparente con la quale sciorina armonie commoventi ed indelebili.

Un’interpretazione personale e mai scontata di un genere che, talvolta, soffre di un certo ristagno.

Per i 1476 il passaggio dallo status di “segreto meglio conservato” a realtà stimolante e di sicuro spessore è ormai cosa fatta.

La musica degli Heathen Beast è tra le proposte più stimolanti tra quelle che ci è dato ascoltare di questi tempi, se poi aggiungiamo che gli argomenti trattati sono quanto mai reali e pregnanti, il suo valore non può che aumentare in maniera esponenziale.

Nel 2016 uscite contraddistinte da una simile qualità sonora non sono più accettabili ed è un peccato, stante la sensazione che ciò precluda l’ascolto soddisfacente di un lavoro tutt’altro che disprezzabile.

Una sorta di assaggio, vista la prossima pubblicazione del full-lentgh d’esordio, che dovrebbe fornire qualche ragguaglio in più sulla reale dimensione artistica dei Concatenatus.

L’ennesimo grande disco di una band che non finisce mai di regalare emozioni.

Uno split album breve ma intenso, che vede due buone band francesi alle prese con un corrosivo black death metal, quello rilasciato dalla Kaotoxin Records.

Il depressive black doom degli Endlos si rivela una dello prove più efficaci ascoltate negli ultimi tempi nel settore.

Ritualz Of The Occult conferma in pieno quanto scritto due anni fa al riguardo dei DunkelNacht, con la speranza che, comunque, questa breve opera non resti fine a sé stessa ma costituisca piuttosto l’antipasto ad un prossimo album su lunga distanza.

In ossequio al titolo, molta furia che meriterebbe d’essere un po’ meglio canalizzata visto che, quando rallentano leggermente il passo, gli Acheronte mostrano un volto migliore rispetto a quando si esibiscono in sfuriate parossistiche.