
Francesco Di Giacomo
Un ricordo di Francesco Di Giacomo, storico cantante del Banco del Mutuo Soccorso.
Stefano Cavanna scrive per In Your Eyes Ezine dal 2011 ed è uno dei recensori metal di riferimento della testata. La sua formazione di ascoltatore, da figlio degli anni Sessanta, parte dal progressive rock per poi virare verso sonorità più cupe: la scoperta della darkwave e del gothic rock, e soprattutto l'ascolto di Forest of Equilibrium dei Cathedral, lo conducono verso gli abissi del doom. Da lì un percorso senza ritorno tra le atmosfere funeree di Anathema, My Dying Bride, Shape of Despair e Skepticism.
Questa passione si è concretizzata nel libro Il Suono del Dolore – Trent'anni di Funeral Doom, pubblicato da Tsunami Edizioni nel 2023. Insieme ad Alberto Centenari ha dato vita a MetalEyes, la costola di iyezine dedicata alla musica metal, che continua a portare avanti.

Un ricordo di Francesco Di Giacomo, storico cantante del Banco del Mutuo Soccorso.

Gli Edenian si rivelano una piacevolissima scoperta ed un’altra piccola gemma fino ad oggi rimasta nascosta nelle apparentemente inesauribili miniere musicali del nordest europeo

Un lavoro di buon livello, forse parzialmente penalizzato da una registrazione non eccezionale oltre all’opinabile ricorso alla drum-machine; nonostante ciò, False Horizon si rivela un ascolto consigliato senza alcuna riserva ai fruitori abituali del genere.

“Merely the Fleshless We and the Awed Obsequy” è un buon disco, da assimilare preferibilmente in piccole dosi, che si colloca però ancora qualche gradino più in basso rispetto ai vertici del genere.

Il paragone con chi si è cimentato nel genere in passato non sminuisce di una virgola il valore degli Ethersens e quello di un album che gli ascoltatori più esperti e meno frettolosi non faranno fatica ad apprezzare.

Un lavoro che merita un ascolto da parte di chi apprezza il black doom più essenziale.

Da ascoltare e riascoltare , per provare il piacere di scoprire ogni volta diverse sfumature e sorprendersi per qualche riferimento a band o stili del passato che, magari, in un primo tempo poteva essere sfuggito.

Un disco di funeral death-doom senz’altro riuscito, anche se non collocabile in assoluto tra i migliori pubblicati negli ultimi tempi.

Agli antipodi del funeral più melodico “Gjerhal Ket Bardo” si rivela opera in grado di tratteggiare efficacemente la rabbia e la demotivazione nell’essere umano, come il genere impone.

L’esordio dei greci Final Words Of Sorrow ci riporta piacevolmente indietro di qualche anno, riproponendo sonorità gothic death-doom immerse del tutto negli anno ’90.

La sensazione è che questi ragazzi finlandesi siano in grado di regalarci in tempi brevi un lavoro di spessore ancora più elevato di quello già oltremodo soddisfacente esibito in questo loro full-length d’esordio.

Suoni ipnotici, pesanti, eppure mai del tutto scevri di melodia ed esibiti con una tecnica di prim’ordine, sono tutto ciò che si richiede ad un disco di questo tipo.