
Doomed – Wrath Monolith
Continua il percorso sulle vie lastricate di dolore del death-doom da parte di Pierre Laube con il suo solo project Doomed.
Stefano Cavanna scrive per In Your Eyes Ezine dal 2011 ed è uno dei recensori metal di riferimento della testata. La sua formazione di ascoltatore, da figlio degli anni Sessanta, parte dal progressive rock per poi virare verso sonorità più cupe: la scoperta della darkwave e del gothic rock, e soprattutto l'ascolto di Forest of Equilibrium dei Cathedral, lo conducono verso gli abissi del doom. Da lì un percorso senza ritorno tra le atmosfere funeree di Anathema, My Dying Bride, Shape of Despair e Skepticism.
Questa passione si è concretizzata nel libro Il Suono del Dolore – Trent'anni di Funeral Doom, pubblicato da Tsunami Edizioni nel 2023. Insieme ad Alberto Centenari ha dato vita a MetalEyes, la costola di iyezine dedicata alla musica metal, che continua a portare avanti.

Continua il percorso sulle vie lastricate di dolore del death-doom da parte di Pierre Laube con il suo solo project Doomed.

I Throes propongono una mezz’ora abbondante di furia controllata basata su un black-death dalle chiare connotazioni industrial.

Superando il mero aspetto tecnico/produttivo, la quarta fatica di The Unchaining annovera tracce di ottimo spessore rivelandosi un buon disco suonato con la necessaria competenza e passione sincera per il genere.

Una prova davvero soddisfacente per un musicista che si cimenta in un genere sicuramente non rivolto alle masse, facendolo in maniera ispirata e, soprattutto, credibile.

Per gli Atlas Pain un bel progresso in attesa di una prima prova su lunga distanza; di sicuro la band merita d’essere seguita dal vivo dove la resa dei brani, per le loro caratteristiche, dovrebbe aumentare in maniera esponenziale.

Efficace per la naturalezza con cui vengono convogliate le emozioni all’interno di una struttura compositiva sufficientemente varia, Vinteren si rivela la più piacevole sorpresa in campo estremo di questa prima metà del 2015.

I romani Night Gaunt esordiscono con questo disco omonimo andando a rimpinguare la schiera di buone band della capitale dedite ad un doom dai tratti piuttosto classici.

Transcendental Trip si rivela il classico lavoro privo di sbavature che, pur essendo fortemente debitore del miglior gothic doom del passato, merita tutta l’attenzione da parte degli appassionati al genere.

Alla fine il principale motivo di interesse nei confronti questo lavoro risiede nell’area geografica di provenienza …

Cupo, solenne, drammatico, sferzato da voci sovrumane, l’album non fa sconti sia quando rumorismi assortiti prendono campo, sia quando, sporadicamente, struggenti melodie vengono sporcate da un substrato industrial-ambient.

Gli Isenmor si rendono protagonisti di un’interpretazione del folk metal sentita e genuina.

Un lavoro superbo, che potrebbe appagare non poco chi va costantemente alla ricerca di musica profonda, fuori dagli schemi e capace di emozionare e far riflettere allo stesso tempo.