
Folkstone – Oltre… L’abisso
Un album che è una perla per chi vuole provare emozioni diverse in un’epoca di plastificazione del passato e desertificazione del presente, per non parlare di un futuro che non esiste.

Un album che è una perla per chi vuole provare emozioni diverse in un’epoca di plastificazione del passato e desertificazione del presente, per non parlare di un futuro che non esiste.

Il jazz non lo tieni, è un substrato di energia che ribolle e che prima poi esce in lava.

Qualcosa di oscuro è cominciato e non finirà tanto presto.

La musica è leggera ma non troppo, guarda dentro al nostro cuore con uno sguardo ironico e disilluso.

Dal sostegno popolare nasce questo disco figlio dell’insoddisfazione e del disagio che uno sguardo lucido ha verso questa vita.

Il suono non è simile al soul revival che si sta ascoltando in questi anni in tutto il mondo, ma è un qualcosa di più originale, che guarda tanto all’Australia quanto al vero Rhythm & Blues degli anni sessanta e settanta.

Chi ama i Tool, gli Isis, i primi Breach, o i Pelican più vitaminici qui troverà qualcosa di livello superiore.

Ascoltando Carnediem si ha la netta sensazione di trovarci di fronte a un prodotto al di sopra della media, con il rap di J -One che lascia qualcosa, a differenza di altri.

I Postvorta sono il paradiso per chi vive di Neurosis e Isis e di chi ha i Mogwai nel sangue.

I Postvorta sono il paradiso per chi vive di Neurosis e Isis e di chi ha i Mogwai nel sangue.

Durante l’ascolto si ha realmente l’impressione di avere il vinile davanti e di stare nei fantastici anni settanta del prog, quando si vivevano sensazioni come quelle che offre questo disco

Sicuramente è un’opera che mancava in Italia e che viene da un’area che sta conducendo interessanti ricerche sulla poesia in generale.