
Mongol – Warrior Spirit
Ottimo folk metal, con chitarre distorte, buona sezione ritmica e una grande capacità di coniugare melodia e potenza.

Ottimo folk metal, con chitarre distorte, buona sezione ritmica e una grande capacità di coniugare melodia e potenza.

l’ep è una prova ampiamente superata, e anzi è una delle cose più interessanti ascoltate in Italia negli ultimi tempi, fatta con talento, attenzione e gusto fine.

Per chi vuole sentire qualcosa di veramente diverso in un panorama a volte un po’ scontato.

Le cose positive che si erano ascoltate su Tefaccioseccomerda, qui vengono ampiamente superate, ed il risultato è un ottimo disco di folk metal, che merita molta attenzione dagli amanti del genere, anche perché si lega al discorso originario del genere, che è anche la sua parte più feconda.

Sensazioni bellissime, mentre lo senti ti viene voglia di vivere ancora per potere sentire questo piano che amplifica qualcosa che abbiamo dentro e che dobbiamo cercare fuori, e forse è questo il nostro peccato originale, non poter credere che siamo dei.

Hansel, Gretel e la Strega Cannibale è un disco di umane vicende raccontate per simboli e con un tappeto musicale veramente progressivo, nel senso di continua progressione, per poter uscire dal labirinto.

Né Uomo Né Dio Di Simone Sarasso: Raccontare i miti è una delle missioni del genere, umano, poiché attraverso i miti si veicolano gli archetipi che sosten…

Ascoltando Heureux D’ Etre Content troverete l’incrocio del metal con i più svariati generi, come l’hardcore, a volte il rap, ma potrebbe essere anche il blues.

Un ep davvero straordinario, tanto classico quanto moderno, che fa riscoprire il lato militante della techno, non tanto in senso politico quanto sonoro.

Si sogna grazie ad una musica che regala onde sonore che ci colpiscono nel profondo: si dovrebbero chiudere gli occhi e lasciarsi andare, la meta è lontana ma con i Distant Landscape si può raggiungere lo spazio profondo.

Di Oni rimane la voglia di ascoltarlo ancora per essere nuovamente catturati e tritati dentro la potenza e la follia di chitarre affilatissime e velocissime, di un batteria che insegue il caos, di una voce bellissima e di un basso che ammazza i gaijin.

In un’epoca di notevole appiattimento musicale e non solo, anche e soprattutto in ambito metal, dischi come questo dei milanesi A Total Wall sono come una birra fresca in mezzo al deserto d’asfalto.