
Dzö-nga -The Sachem’s Tales
Ascoltando The Sachem’s Tales si entra in un mondo sognante e gotico, che nasconde mostri e inusitata bellezza, ci sono cavalcate, sfuriate e dolci ninne nanne, e tutto ciò rende il disco molto originale.

Ascoltando The Sachem’s Tales si entra in un mondo sognante e gotico, che nasconde mostri e inusitata bellezza, ci sono cavalcate, sfuriate e dolci ninne nanne, e tutto ciò rende il disco molto originale.

Shabazz Palace // Musica che parla direttamente alla mente, ai neuroni e che mette in pace, perché non ha donne da conquistare, soldi da fare, ma è un viaggio verso la nostra casa cosmica, verso la nostra vera appartenenza.

Un disco potente sia nella musica che nell’immaginario che suscita, dando l’impressione che il viking folk metal sia il genere preferito dei Dusius, che con queste doti avrebbero fatto bene comunque in qualsiasi ambito.

The Burning è un disco che riassume i motivi per cui siamo metallari, poiché la velocità, la cattiveria e l’adrenalina che possiede sono in gran parte i motivi per cui ascoltiamo la musica del caprone.

In questa epoca di preconfezionato e di marca unica, forte anticipo di ciò che sarà il futuro globale, ascoltare dischi come questo apre il cuore alla speranza, si gioisce ascoltando questa varietà di stili, questa ricchezza di cultura musicale, la dolcezza di sentire musica che riesce a stupire, ancora.

Dopo molti anni, durante i quali si era quasi persa la speranza, ecco tornare quando meno te li aspetti i Pagan Altar, semplicemente un pezzo

Shoe’s Killin’ Worm – F5: I Shoe’s Killin’ Worm nascono a Foggia nel 2004 come trio, con la volontà di fondere rock ed elettronica.
Ascoltando…

Questo disco è un’esperienza sonora estrema, nella quale la velocità e la potenza sono notevoli, ma la vera bravura dei canadesi è quella di riuscire a mantenere intatta la melodia nonostante tutto voli intorno a loro, perché le linee melodiche del disco sono in evidenza e davvero particolari.

Sembra quasi che gli Etica Sterile siano stati posseduti da Alan Moore, e congiuntamente mostrano le storture delle nostre vite attraverso una musica dura ma lisergica, distorta psichidelia con accenni di Pink Floyd e di grunge,

Sono evidenti gli ottimi intarsi sonori, figli del migliore heavy metal che ogni amante del genere ha bene presente, perché in questo genere non è tanto o solo importante la velocità, ma la classe e l’eleganza, e di queste ultime due gli Argus ne hanno in abbondanza.

Nel suo complesso Host 01 è un’opera cyborg molto nuda e cruda, un’avventura nelle montagne delle nostre follie, ed è un qualcosa che lascia davvero un segno di sangue rappreso.

Le canzoni sono composte molto bene, ogni traccia fa storia a sé e si sentono chiaramente le stimmate dell’ottimo gruppo folk metal, ma definire tali i Neverending Winter è alquanto riduttivo, poiché sono molto di più.