
Spiritual Front – Amour Braque
Amour Braque è il sesto episodio di una carriera discografica costellata di luci: la poetica del gruppo romano è pressoché unica, una commistione fra neo folk, rock per arrivare ad una formula davvero originale.

Amour Braque è il sesto episodio di una carriera discografica costellata di luci: la poetica del gruppo romano è pressoché unica, una commistione fra neo folk, rock per arrivare ad una formula davvero originale.

Sarebbe facile per chi ha qualche anno in più disprezzarlo ritenendolo leggero, invece questo gruppo ha delle peculiarità che lo rende apprezzabile anche da chi non è abituato a queste sonorità.

Urstoff è un’opera che non va ascoltata ma assaporata, perché è carica di significati e momenti saturi di suono, dove dopo un istante partono fughe e melodie molto belle ed importanti.

Semplicemente un esaltante e altamente soddisfacente disco di black metal tendente al melodico, con tante sfumature e una grande capacità di composizione ed esecuzione

Un buon ep nel quale la Seance ci mostra la sua visione della techno, futuristica e di alta qualità, e questo ep è anche la conferma di David Att sugli ottimi livelli ai quali ci ha abituato.

Lo stoner rock degli Earthless è sempre stato molto piacevole, ma qui tocca forse le vette più alte della loro lunga carriera, perché c’è qualità, passione, potenza e veemenza in questo stoner rock molto fisico, dove si continua la tradizione della psichedelia pesante americana, con lunghe jam potenti e lisergiche che portano lontano.

A chi chiede perché ascoltare punk hc basterebbe far sentire Irreale Realtà, che a partire dal titolo è un meraviglioso ossimoro, una cosa che scalda il cuore ad ogni ascolto, prima di tutto perché ha fatto capire a tanti di noi che non siamo soli a pensare certe cose, e che poi la musica può essere davvero altro che vuoto intrattenimento.

Questa ristampa con un artwork diverso è un’ottima operazione che non è solo nostalgica, ma ci fa rivivere grandi sensazioni in un’epoca di assopimento generale, riportandoci ad un momento dove la rabbia fluiva libera.

In apparenza i Confine sembrano disimpegnati, la verità è che si divertono e fanno le cose “estremamente” per bene, senza prendersi troppo sul serio e facendoci passare un gran bel quarto d’ora.

I King Goat fanno musica portandoci molto lontano, e questa loro seconda prova è consigliabile ascoltarla con le cuffie, di modo che si possa gustare in maniera totale questo doom altro, che è sentimento più che un genere.

Il tutto è fatto con uno stile immenso, il suono è freschissimo ed il gruppo possiede le sacre stimmate del funk, quella benedizione nera che tocca chi fa muovere i sederini nel dancefloor

Oltre al blues qui c’è una grande anima ed al contempo aleggia molto forte lo spirito americano, quell’american folk che si può fare solo nella terra oltre l’Atlantico.