Nuovo album per i Damned registrato subito dopo la scomparsa del chitarrista fondatore Brian James (marzo 2025).
L’album vuole essere un tributo ed un saluto all’uomo che di fatto ha scritto tutti i pezzi o quasi degli storici album “Damned damned damned” e “Music for pleasure” entrambi datati 1977 per poi intraprendere una frastagliata carriera solista inframezzata dall’esperienza con i Lords of the New Church assieme al grande indimenticato ed indimenticabile Stiv Bators dei Dead Boys.
In Not Like Everybody Else è come se di fatto facessero “outing” sulle loro influenze e per l’occasione, il gruppo ha messo da parte i vecchi dissidi (personali ma anche legali) richiamando lo storico batterista Rat Scabies, assente da quasi ventotto anni dopo la pubblicazione del disconosciuto album Not of this earth nel 1996 che vedeva tra l’altro la partecipazione di James Taylor, il tastierista britannico fondatore e leader dei The James Taylor Quartet e Glen Matlock dei Sex Pistols in un paio di pezzi.
Un album pubblicato a nome dei Damned da Rat Scabies contro il volere di Dave Vanian e Captain Sensible (in cui non ha suonato) e che ha inevitabilmente generato un feroce rancore che è stato finalmente archiviato in occasione della seconda ed ultima reunion della vecchia originaria formazione avvenuta nel 2022.
Il nuovo album, che oltre a Scabies vede Dave Vanian e Captain Sensible affiancati dal basso di Paul Gray (già presente nei dischi più goth/wave della band ossia il bellissimo “The black album” del 1980 e “Strawberries” di due anni dopo) e dalle tastiere di Monty Oxymoron, è una raccolta di 10 cover registrata in soli cinque giorni a Los Angeles.
Una scelta che ha permesso di catturare un sound decisamente spontaneo, ruvido e quasi totalmente privo di manipolazioni digitali e che permette di riascoltare diversi vecchi classici quasi tutti originari degli anni sessanta.
E anche se qualcuno dei lettori potrebbe rimanere stupito delle loro scelte è bene far presente in questa sede che tale aspetto non è per nulla una novità per la band, visto che nel 1984, la band registrò e pubblicò, sotto lo pseudonimo Naz Nomad and the Nightimares, un intero bellissimo album, quasi sconosciuto ai più, di cover garage-punk e psichedeliche anni ’60 intitolato “Give Daddy The Knife Cindy”.
Il nuovo album inizia con una scelta atipica come There’s a Ghost in My House di R. Dean Taylor, un classico Northern Soul che i Damned trasformano in un punk-rock teso e frenetico. Segue Summer in the City dei Lovin’ Spoonful che viene riletta sotto una luce decisamente più acida, dove la chitarra di Captain Sensible la fa da padrone sorretta dalla batteria incalzante di Scabies. Si passa poi a Making Time degli Creation, un inno del garage rock anni ’60 dominato dal basso di Grey, prima di calarsi nelle atmosfere cupe e malinconiche di Gimme Danger degli Stooges di Iggy Pop magnificamente interpretata da Vanian e sicuramente una delle migliori del disco e l’unico brano degli anni settanta.
E’ la loro seconda cover degli Stooges visto che nel primissimo loro album è presente come ultima traccia la famosissima 1969.
La componente psichedelica, invece presente in dosi sempre più massicce nel suono della band a partire dall’album “Phantasmagoria” (1986) in avanti, esplode nella rilettura di See Emily Play dei Pink Floyd, dove le tastiere di Oxymoron fluttuano tra l’acido e il claustrofobico spingendo il brano verso territori wave.
Potrebbe stupire la scelta di un pezzo della band di Roger Water ma in realtà i Damned hanno manifestato, nel corso della loro lunghissima carriera, in diverse canzoni, l’evidente influenza dei Floyd e la loro devozione, tenuta furbescamente nascosta nel periodo punk, era già stata in parte svelata già dal secondo disco, “Music for pleasure” prodotto da Nick Mason, batterista dei Floyd, dopo diversi tentativi inutili da parte del gruppo di coinvolgere addirittura Syd Barret che all’epoca però “viaggiava” in ben altre dimensioni mentali ed in totale isolamento dal resto del mondo.
Proseguendo con l’album arriva la title track del disco, la cover dei Kinks I’m Not Like Everybody Else, dove i tempi si accelerano e la traccia si trasforma in una bellissima cavalcata rock molto teatrale.
Si arriva al celebre riff al sitar di Heart Full of Soul degli Yardbirds con la chitarra malinconica di Sensible, per poi aggredire l’ascoltatore con You Must Be a Witch dei Dead Beats, l’episodio più veloce e rock del disco, guidato da una ritmica implacabile.
Poi è la volta di When I Was Young degli Animals, già coverizzata tanti anni or sono dai Ramones nel loro album di cover “Acid Eaters” (1993), che esaspera la nostalgia del testo originale con la chitarra di Sensible.
Il vero centro emotivo del progetto è posizionato però in chiusura.
Parlo di The Last Time degli Stones che include una vera traccia di chitarra di Brian James, recuperata da vecchi nastri d’archivio, un pezzo peraltro già presente in versione live nell’album “Final damnation” (1988), di fatto la prima reunion della formazione originaria degli esordi.
I Damned dopo cinquant’anni di carriera arrivano a produrre un disco di sole cover molto fedele agli originali che, pur non aggiungendo nulla di nuovo alla loro discografia, si lascia ascoltare con piacere grazie al ritorno di Rat Scabies e a una dose intatta di pura attitudine garage e con toni decisamente molto meno gotici/psichedelici rispetto ai lavori che hanno via via sempre più caratterizzato le loro uscite dagli anni ottanta in avanti.
Sembrano voler tornare alle origini del loro suono con un album grezzo, poco prodotto ma comunque piacevole.
Sicuramente un tributo alle proprie radici ma anche e soprattutto la dimostrazione che l’energia del ’77 è, per fortuna, ancora da spegnersi.
Intervista esclusiva a Brian James
Recensione: The Damned not like everybody else
The Damned Not Like Everybody Else Streaming
The Damned Not Like Everybody Else Tracklist
• 1. There’s a Ghost in My House (originariamente di R. Dean Taylor)
• 2. Summer in the City (originariamente dei The Lovin’ Spoonful)
• 3. Making Time (originariamente dei The Creation)
• 4. Gimme Danger (originariamente degli Iggy & The Stooges)
• 5. See Emily Play (originariamente dei Pink Floyd)
• 6. I’m Not Like Everybody Else (originariamente dei The Kinks)
• 7. Heart Full of Soul (originariamente dei The Yardbirds)
• 8. You Must Be a Witch (originariamente dei The Lollipop Shoppe)
• 9. When I Was Young (originariamente degli The Animals)
• 10. The Last Time (originariamente dei The Rolling Stones, con la partecipazione postuma di Brian James)










