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Il meglio del mondo della musica indipendente (pop e folk) messo in evidenza con una particolare attenzione per la scena italiana


Hochzeitskapelle e Kama Aina ci guidano in un viaggio di atmosfere acustiche tra la poesia e l’immaginazione, ricordandoci che saper ascoltare comporta l’essere disposti a sognare

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Elegante e godibile debutto solista dell’organsita dei Cookin’ On 3 Burners, Jake Mason, accompagnato qui da Danny Fischer alla batteria e James Sherlock alla chitarra.

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Un’opera che ricorda il rock dei primi BÖC, con venature di New York rock pre-punk (The Dictators/Patti Smith), ombroso e pure solare come il rock australiano e il Paisley, di psichedelia intriso, pronto a sfrecciare sonicamente verso il terzo occhio del fruitore. Spicca la presenza di David Berlin della Alt-Rock band svedese Mother Superior.

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I Luluc ti parlano al cuore, e riescono nella difficile impresa di fare musica soffusa ed originale in un modo che non annoia mai l’ascoltatore.

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Perché quando giunge il tempo di mollare gli ormeggi è tempo di grande eccitazione? Il viaggio sonoro che i quattro Rigolò di Ravenna ci fanno intraprendere ha tutte le qualità principali che identificano la bellezza. Ascoltare un prodotto che accarezza la passione e la voglia di musica ricreando un nuovo e più allettante luogo di comunicazione/espressione credo sia raro, quindi un privilegio da non sottovalutare.

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I Gibilterra fanno un pop rock di qualità con testi interessanti e hanno ben chiaro chi sono e dove vogliono arrivare, senza tralasciare anche l’opzione più commerciale.

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Fare indie rock non è facile, e ancora più difficile è farlo bene con cognizione di causa, esprimendo qualcosa che non siano sole pose pseudo esistenzialiste.

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Si potrebbe pensare che questa possa essere la musica di una banda che suona su di un nave che sta affondando, ma siamo noi che crediamo che le navi arrivino in porto, mentre in realtà girano sempre e non si fermeranno mai, perché non esistono porti sicuri, ma solo tappe di grande soddisfazione come questo disco.

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Top del 2017 del Il Santo I dieci dischi più belli ce ho recensito nel 2017 sulle prestigiose pagine di Inyoureyes: 1) Dirty Fences – Goodbye love (Dirty Water Records, lp) 2) Lyres -Lucky 7 (Munster Records, 7×7″) 3) Wide Hips 69 – The Gang Bang Theory (Area Pirata Records, lp) 4) Cheetah Chrome Motherfuckers …

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E’ bello perdersi un po’ in un disco così, fatto di luce e di parole scelte bene e con cura, che ci riportano in un mondo dove il dolore è più lontano.

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van Borsari in arte Oscar di Mondogemello è un cantautore modenese classe ’81 che, dopo oltre vent’anni da batterista per diverse formazioni locali decide di incarnare le vesti del songwriter ed il risultato è un cantautorato italiano atipico, costruito con synth, chitarra e loopstation.

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I tempi si dilatano, si parte da un’ambientazione western per arrivare molto più lontano, ad un prog di chiara derivazione italiana molto influenzato dalle tastiere che sono davvero suonate bene, e sono incastonate ancora meglio all’interno del loro suono.

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