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Ciudad Juarez. Storia di un femminicidio nascosto.

Sergio Gonzalez Rodriguez “Ossa nel deserto” Ed. Adelphi

Roberto Bolano “2666” Capitolo IV “La Parte dei delitti” Ed. Adelphi

Sdraiate pancia a terra

Il numero di donne tra i dodici e i trenta anni scomparse a Ciudad Juarez nell’arco di tempo che copre gli anni novanta supera i 600. Di queste scomparse solo una parte viene classificata come omicidio in quanto sono stati ritrovati i corpi. Donne dall’aspetto molto simile, brune con i capelli lunghi. I ritrovamenti si concentrano in alcune zone della città e del deserto circostante. Spesso sdraiate pancia a terra, con segni sul corpo. La morte deriva in moltissimi casi per frattura dell’osso ioide, che tradotto significa strangolamento.

Terra selvaggia

Nella parte finale del “Mucchio Selvaggio” William Holden e gli altri banditi dopo aver passato la frontiera tra il Texas e il Messico riposano in una fortezza dove un gruppo di militari messicani ubriachi si dedica ad orge, torture. I militari rapiscono un compagno dei banditi americani accusandolo di essere un contadino ribelle. All’alba i banditi americani cercano di liberare il proprio compagno dai torturatori, in realtà vanno incontro al loro destino venendo massacrati dai militari.

Il paese dei divertimenti

Nell’ottocento e nella prima parte del novecento Ciudad Juarez era formata quasi esclusivamente da una missione religiosa che si dedicava, oltre alla preghiera, alla produzione di alcolici. Per sfuggire alle restrizioni del proibizionismo agli statunitensi del confine non restò che effettuare frequenti viaggi verso la cittadina messicana di frontiera. Il commercio di alcol favorì lo sviluppo in embrione di questa città vista da subito come una valvola di sfogo e divertimento per gli americani, puritani in casa propria ma evidentemente a proprio agio nelle trasgressioni oltre confine.

Come casa di divertimenti, Ciudad Juarez rivaleggia solo con la vicina Tijuana (tequila sexo e marijuana se ricordate Manu Chao). Situate al confine con il Texas le due città ormai diventate grandi (Ciudad Juarez supera il milione di abitanti) alla sera si popolano di avventori che si concentrano in alcune zone delle città, dove trovano droga, prostituzione e autorità perlomeno compiacenti. A poca distanza il muro che separa il Messico dal ricco e civile Texas. Ogni anno in media muoiono 1500 persone che tentano, spesso fidandosi di avventurieri senza scrupoli, di attraversare questa barriera nei confronti della quale nessuno evidentemente sente il desiderio di indignarsi. Basterebbe forse notare che in un anno muoiono il triplo di persone che sono morte in quasi trenta anni di attraversamenti del muro di Berlino, vergogna dell’Europa e per fortuna abbattuto. Ovviamente si potrebbe sostenere che, essendo liberali, il muro che separa la democrazia dalla dittatura va abbattuto mentre il muro che separa la povertà dall’opulenza è cosa ragionevole.

Il capro espiatorio

Abdel Sharif Sharif è un chimico di origine egiziana, cittadino statunitense trasferito a Ciudad Juarez agli inizi degli anni novanta. Attualmente si trova nelle carceri messicane con condanna all’ergastolo accusato dell’omicidio di una donna. Per le autorità, la polizia e i media è stato per anni il serial killer di Ciudad Juarez. Secondo la polizia avrebbe agito in combutta con una banda delinquenziale giovanile Los Rebeldos. Sharif Sharif si è sempre proclamato innocente, dopo il suo arresto le morti non sono affatto cessate.

Libero mercato

Sarebbe però sbagliato pensare che Ciudad Juarez sia solo terra di prostituzione, spaccio di droga e traffico di uomini. Negli anni più recenti lo sviluppo della città è stato garantito dai trattati di libero commercio che gli Stati Uniti hanno stipulato tra gli altri con il confinante Messico. Si tratta principalmente del NAFTA, un accordo che, allo scopo ovviamente di favorire lo sviluppo dei paesi più poveri, ha abbattuto gran parte delle barriere doganali tra i paesi coinvolti creando lo sviluppo di un gran numero di insediamenti produttivi (maquilladoras) a carico delle multinazionali made in USA. Ciudad Juarez per tutti gli anni 90 è stata famosa per la produzione e l’assemblaggio di componentistica elettronica che poi ha invaso il mercato statunitense con un notevole abbattimento dei costi. La manodopera era garantita soprattutto da donne messicane (in fabbrica già a dodici anni) prive di diritti sindacali, e con stipendi ridicoli. La crisi economica degli ultimi anni ha comunque spazzato via gran parte di queste fabbriche, trasformando lo sfruttamento della manodopera in disoccupazione e povertà.

Società patriarcale

Per gli esperti investigatori statunitensi i serial killer di Ciudad Juarez potrebbero essere più di uno. Molte morti probabilmente sono da imputare all’incredibile maschilismo della società messicana, spesso sarebbero vendette in ambito familiare. Qualcuno dà la colpa al libertinismo delle donne che emancipandosi con il lavoro in fabbrica avrebbero cominciato a frequentare i bar malfamati concentrati quasi tutti sul ponte internazionale che da El Paso in Texas conduce diretto a Ciudad Juarez.

Corruzione

Il Messico è stato governato per quasi un secolo dal PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale). Solo negli ultimi anni al governo si è affacciato il PAN (Partito di Azione Nazionale) un partito di destra liberale che ha sostituito il vero partito stato del Messico in nome della lotta alla corruzione. Sotto il governo del PAN si è registrato il più alto numero di omicidi femminili a Ciudad Juarez. I responsabili delle forze dell’ordine della città sono stati però trasferiti. Attualmente si occupano di lotta al crimine a livello nazionale.

Cartello di Juarez

Caracas, l’enorme capitale del Venezuela è considerata dagli statistici la città più violenta e pericolosa del mondo. Al secondo posto appare Ciudad Juarez. C’è però una piccola differenza che riguarda la percentuale di vittime femminili. A Ciudad Juarez questo numero è incomparabilmente più elevato. In questo numero ovviamente compaiono anche le vittime ritrovate in fosse comuni scavati all’interno dei lussuosi ranch che i signori dei cartelli della droga posseggono nei dintorni. Spesso queste tenute hanno ospitato feste in cui gli invitati erano i politici locali del PRI e del PAN, e i manager delle maquilladoras.

Cronaca e letteratura

Sergio Gonzales Rodriguez comincia a scrivere la storia del femminicidio di Ciudad Juarez sul quotidiano messicano “La Reforma”. Le sue denunce contro la corruzione politica e poliziesca non passano inosservate. Ha il telefono sotto controllo, riceve minacce, subisce un attentato da cui esce vivo per miracolo. Racconta la sua storia a Roberto Bolano. Lo scrittore esule cileno la trasfigura in 2666. In 1500 pagine Bolano lascia spazio all’immaginazione e al fantastico ma la cronaca delle morti occupa tutta una parte del libro.

Il buco maleodorante

Potremo immaginare i cittadini statunitensi intenti ad acquistare un ultima diavoleria elettronica a basso costo in un enorme centro commerciale. Contenti e felici davanti al televisore al plasma mentre i consiglieri economici di tutti i loro presidenti decantano le virtù del mercato e del libero scambio. Appena preoccupati a dire il vero della diffusione delle droghe che arrivano in gran parte dal Messico. Quel Messico che appare loro come un posto esotico, pieno di zoticoni con il cappello a falde larghe. Magari da visitare il sabato sera salendo su un grande Suv. Attraversando il ponte che collega la cosiddetta civiltà al buco maleodorante di Ciudad Juarez. Un buco da non scoperchiare.

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