Il mondo addomesticato – 10. Ritorno


Quando sulla Terra scese un’intelligenza a lui superiore, l’uomo non era pronto, nonostante tutto quello che era stato scritto, girato, narrato, raccontato, avvertito… ma le cose cambiano, l’abitudine, nel tempo, diventa sovrana. Bisogna solo saper aspettare…
Sette anni dopo la discesa delle sfere di luce sulla Terra, Federico Tanzi e Mara Alberti vivono in prigionia nella casa dove avevano preso rifugio. La casa, identica dall’esterno, dall’interno sembra occupare un volume diverso e modifica le sue dimensioni. La coppia ha avuto tre figli…

Puntate precedenti: 1. Pilot / 2. Casa / 3. Libertà / 4. Città / 5. Natura / 6. Memoria / 7. Comunità / 8. Contratto / 9. Estinzione

Nietzsche si stupiva del fatto che una pietra scagliata in aria ricadesse a terra. Prese questa semplice trasformazione di energia cinetica in energia potenziale come metafora perfetta dell’Eterno ritorno dell’uguale.
Fuori da questa fisica elementare le cose sono più complesse. Non tutto ciò che viene scagliato torna indietro. Eppure Nietzsche, si aspettava, un giorno questo sarebbe potuto accadere anche al suo Zarathustra.
Forse il filosofo tedesco ci ha visto bene: e se il principio delle forze conservative non fosse altro che una piccola finestra su come funzioni il principio di causalità?
Sono io che lancio la pietra. La pietra prende una direzione perché io l’ho lanciata? La logica ci insegna che la tabella di verità della causalità è incompleta. Questa cosa non si può dire. Ce l’ha insegnato Hume, e Wittgenstein ce lo ha confermato…
Forse era questo che ci voleva dire Nietzsche? Che a un certo punto della storia gli effetti torneranno a causare le loro cause, in una sorta di retroazione infinita, fino al principio entropico per eccellenza?

 

– Mamma…

La donna contrasse più volte le palpebre chiuse durante il sonno. Piccoli spasmi che sembravano voler rispondere a quella voce familiare e allo stesso tempo distante anni luce.

– Mamma, svegliati.

Mara si svegliò. Aprì gli occhi e assaporò la penombra intorno a sé. Si sollevò a sedere sul giaciglio e toccò delicatamente la spalla del suo compagno che dormiva di fianco a lei. Dapprima delicatamente, poi chiamandolo a bassa voce. Nulla. Federico era immerso completamente nel suo sonno.

Non sapeva perché, ma provava paura.

Gli umanoidi non avevano mai mostrato ostilità nei loro confronti. Al di là della costrizione, del loro confinamento involontario, non erano mai stati violenti e non li costringevano in alcun modo a fare, o a non fare, alcunché. Eppure aveva paura, come se in quel momento stesse violando qualche particolare regola non esplicitata, ma comunque abbastanza chiara.

Era notte, e fuori il loro cubicolo riluceva tenue la consueta luce azzurra, la stessa di quella sostanza che si estendeva sulle pareti. Superò Federico, cercando di non svegliarlo, e raggiunse l’apertura del buco. Si sporse in avanti, attese che il proprio corpo si adattasse a quella nuova prospettiva gravitazionale e prese a discendere la parete verso il basso.

Ci mise qualche secondo a raggiungere il tavolo grigio che occupava la vecchia stanza originaria, ma già a qualche metro di distanza vide due figure intorno a esso. Una era ferma, in posizione eretta, l’altra di tanto in tanto camminava nervosamente. Non erano umanoidi, era chiaro dalla loro mancata illuminazione personale. Erano uomini.

La figura che si muoveva agitata sembrò vederla e si fermò. Si fermò anche Mara ricambiando lo sguardo. Sentì il cuore fermarsi per un attimo nel suo petto.

– Mamma! – disse la figura, e questa volta non era una sorta di richiamo onirico, ma una voce chiara e distinta.

– Luca! – la donna esplose in un pianto che sembrava tenere dentro da anni e si proiettò decisa verso il proprio primogenito.

Il ragazzo era ormai adolescente. Le spalle forti, il viso pulito e delicato. I capelli ricci, folti e neri gli coprivano la testa. Indossava una camicia bianca, senza bottoni, e un pantalone sintetico anch’esso bianco. Era vestito come l’uomo che incontrarono nella fantasmagoria sette anni prima, quando Luca fu rapito.

– Webster! – gridò la donna riconoscendo l’uomo in silenzio e immobile di fianco a loro. – Pezzo di merda! Io ti…

– Mamma, calmati! – il ragazzo trattenne la propria madre che già si scagliava violentemente contro l’uomo dalla camicia bianca. – Il signor Webster e io siamo qui di passaggio. Gli ho chiesto io di passare a salutarti… ho pensato che meritassi una spiegazione.

– Il signor Webster ti ha portato via da me con la forza!

– No, mamma. Webster vuole aiutare l’umanità a sfuggire dall’invasione – il ragazzo si avvicinò alla donna, le prese una mano e iniziò ad accarezzarla. – È stato necessario, mamma.

– Perché? – disse la donna appoggiando il viso in lacrime sul petto del suo ragazzo. – Perché dopo tutto questo tempo?
Luca le accarezzò la testa delicatamente. – Ora calmati, sediamoci qui e vedrai che andrà tutto bene.

 

Passò qualche minuto. La donna si calmò, ma non lasciò mai la stretta di mano del figlio. Alternava il suo sguardo dal basso verso gli occhi del proprio primogenito, quasi non le interessassero quelle spiegazioni che gli erano state promesse. La sua unica preoccupazione era quella di non perdere il proprio figliolo tanto insperatamente ritrovato. Webster non sembrava commosso da quella scena, eppure un qualcosa nel suo sguardo tradiva uno sforzo nel rimanere distaccato. Luca notò quel qualcosa e un sorriso compiaciuto gli balenò sul volto.

Poi l’uomo fece un colpo di tosse e iniziò la sua storia.

– L’ultima volta che ci siamo incontrati nella Stanza della memoria è successo tutto un po’ di fretta. Non eravamo soli, se ben ricordate, e parlare in presenza dei Vicari con una certa libertà non è così semplice. Nel mio ruolo di ambasciatore però, adesso, mi sembra doveroso esporti le cose come stanno. I fuoriusciti, come vengono chiamati ufficialmente i suicidi del nostro mondo, per molto tempo si sono presentati ai vostri occhi come sfere lum…

L’uomo non riuscì a terminare la frase che la donna scattò in piedi incredula. Per quanto tutta quella situazione fosse assurda, quelle parole erano davvero le ultime che si aspettava di sentire.

– Esseri umani? – disse ad alta voce. – Com’è possibile che siano stati esseri umani? Sono… erano delle sfere di luce, fino a qualche tempo fa…

Webster fulminò la donna con lo guardo e quella, come un alunna che si ricorda come ci si comporta a scuola, riprese in fretta la calma e tornò a sedersi.

Ora sembrava perfettamente in grado di accettare quell’idea insensata. – Sì, effettivamente sono progressivamente cambiati verso una silhouette più umana…

– Adesso lasciami spiegare. – Riprese Webster. – Noi, intendo io e i vicari, nonché i fuoriusciti, proveniamo da un piano dimensionale completamente diverso dal vostro. In realtà voi lo concepireste come il vostro futuro, e per il momento possiamo anche accontentarci di pensarlo in questa maniera… non guardarmi così, lasciami finire… il nostro tempo è molto distante dal vostro, e non solo in termini di anni. Nell’era in cui sono nato, l’uomo ha raggiunto una conoscenza scientifica tale da poter lavorare attivamente al proprio miglioramento. Le nostre menti sono enormemente più efficaci delle vostre nell’approcciare l’universo, ma il nostro continuo progredire, a un certo punto, non è stato potuto portare a termine se non a discapito del nostro disincarnamento. La sempre maggiore comprensione della materia, delle sue dinamiche fino ai livelli subatomici, ci ha permesso di trasportare la nostra mente lontano da quello che una volta era il suo corpo e superare completamente la necessità di ritornarvi. In parole semplici, l’intelletto di alcuni miei coevi non ha più bisogno dell’involucro neurale di base, e tantomeno di organi di dimensioni superiori come cervello, ossa del cranio, bulbi oculari, nervi, eccetera…

L’uomo si alzò in piedi, leggeva lo stupore negli occhi della donna ma, come aveva deciso di fare fin dall’inizio, non le concesse nessuna pausa e continuò a parlare.

– Inizialmente questa tecnologia è stata applicata per permettere forme di evasione mentale temporanea. Sono nati alcuni centri che dissociavano la mente dal corpo, permettendo alle intelligenze individuali di viaggiare in maniera completamente svincolata dalle regole imposte dal mondo a un corpo classico. La conseguenza positiva di alcuni di questi viaggi fu una maggiore consapevolezza da parte dei viandanti dell’essenza umana, del nostro possibile ruolo nell’Universo. Non sempre si limitò a ciò in ogni caso: coloro che vivevano simili esperienze, riuscendo a superare i limiti della fisicità umana, raggiungevano una presa di coscienza dalla quale era talvolta impossibile tornare indietro. Da allora le cose sono sfuggite di mano. La mancanza di una chiara regolamentazione d’uso ha portato molti uomini a reclamare la libertà di evadere dalla vita terrena… in maniera definitiva. Sono quelli che hanno poi preso il nome di fuoriusciti. Entità che oramai sono disseminate anche nel vostro mondo e in milioni di altri. Nel nostro spazio-tempo ormai sono la maggior parte della popolazione. Alcuni di noi, pochi in realtà, hanno cercato di fermare lo sfacelo, ma senza grossi risultati. Non sapevamo bene cosa aspettarci da un fenomeno del genere e nemmeno nella più pessimistica delle previsioni avremmo potuto immaginare una cosa del genere…

L’uomo si fermò, si avvicinò al tavolo e strinse i pugni su di esso. La donna lo osservò in silenzio. Aspettava che quell’uomo andasse avanti in quella spiegazione a tratti illogica.

– Al di là del comprensibile paradosso temporale a cui porta una pratica del genere, stiamo assistendo a un vera e propria transizione dei fondamenti della realtà verso nuovi tipi di universo. E questi probabilmente non saranno compatibili con la vita come la conosciamo. I fuoriusciti, viaggiando nel tessuto delle diverse dimensioni, innescano fenomeni con conseguenze inimmaginabili.

– E cosa c’entrano i bambini? – chiese la donna, a quanto pare ben più interessata al motivo per cui le era stato sottratto il figlio, che al destino dei mondi.

– I bambini sono ponti. Un nostro studio ha dimostrato che le reti neurali degli esseri umani giovanissimi hanno l’elasticità per viaggiare attraverso le dimensioni minimizzando il rischio di non riuscire a tornare indietro e, con un po’ di fortuna, di interagire con i fuoriusciti favorendone il ritorno.

La donna alzò una mano, mettendo a tacere Webster, e subito con tono deciso chiese – In buona sostanza avete usato mio figlio per fare le vostre ricerche. Mi avete privato del mio bambino per sette anni per questo motivo. È così?

– Mamma, non fare così, non sono stato male… – disse il figlio.

L’uomo invece taceva, lo sguardo ancora rivolto verso i suoi pugni stretti sulla superficie grigia.

Quando la donna ebbe l’epifania, il volume della sua voce invece si alzò.

– Ho capito! – Disse. – Mi hai riportato mio figlio ora che non ti serve più. – Fece una pausa, e a questa improvvisa presa di coscienza se ne aggiunse subito un’altra. Si portò le mani alla bocca e singhiozzò. – Mio dio! Non vorrai fare lo stesso con gli altri tre…

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