Subzero Fun – ON3

Subzero Fun: Oscurità, riverbero, fuzz, psichedelia e gran senso del pop in ottica post-punk!

Enterprise – 1977

1977 è il primo di tre dischi della discografia del gruppo, che non produrrà altro in seguito, ma che ci ha lasciato autentiche chicche, bellissime fotografie di un’altra epoca, dove il mainstream musicale era di una qualità impensabile ai nostri giorni, basta ascoltare questo gran disco.

Monsternaut – Monsternaut

I finlandesi Monsternaut escono allo scoperto dopo due EP in sordina con un lavoro stoner/space rock assolutamente convincente, nello stile brado e consapevole del garage-heavy scuola Kyuss e Fu Manchu

Comet Control – Center Of The Maze

Una gradita sorpresa, un album molto ben congeniato che, nel suo ripercorrere mappe già scritte in passato, risulta piacevole ed assolutamente fuori da ogni moda odierna, ma soprattutto composto da belle canzoni.

Two Hicks One Cityman – Tinder Tapes

I Two Hicks One Cityman è una band di esperienza e preparata, tecnicamente pronta ad affrontare un repertorio di generi molto vasto, rappresentano la perfetta unione tra soul e space rock.

Radar Men From The Moon – Subversive I

La loro creatura, strumentale, ossessiva, ipnotica, è come uno scorrere interminabile di lava infuocata

Black Space Riders – Refugeeum

I Black Star Riders creano con questo ottimo “Refugeeum” un mondo di musica alternativa che loro stessi definiscono, con ragione, New Wave of Heavy Psychedelic Space Rock.

Space Fisters – Vol.1

Gli Space Fisters non inventano nulla di nuovo, ma il canovaccio lo migliorano e fanno un gran disco coinvolgente e divertente.

Eternal Tapestry – Wild Strawberries

Un lavoro veramente notevole che farà felici gli appassionati del genere

Kayleth – Space Muffin

Dall’inizio alla fine per poi ricominciare “ Space Muffin “ non vi lascia tregua, come una tarantola viola proveniente da chissà quale pianeta.

L’Ira Del Baccano – Terra 42

Un grande disco, pieno di prati e pianeti dove riposare il nostro stanco cervello e poter riscoprire una nuova Terra, che potrebbe essere proprio la 42.

Bardo Pond – Peace On Venus

Scrivere dei Bardo Pond non è un’impresa facile. Attivi fin dall’inizio degli anni ’90, hanno apposto il proprio monicker su qualcosa come una ventina tra album ed EP (per non contare poi i progetti paralleli, quelli sotto falso nome, le collaborazioni, etc.). Autori di un rock granitico dai contorni sfumati – spaziale, rumoroso, sperimentale, post-rock, drone, krauto, shoegaze e pop, a seconda dei casi – una sorta di lento mantra psichedelico sognante e rumoroso, una ninna nanna sfibrata dal consumo di acidi.