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black music



E’ un lavoro che al primo ascolto forse potrebbe rimanere distaccato dall’ascoltatore, ma abbiate il coraggio di ascoltarlo con attenzione e vi accorgerete che Watercolor non è nient’altro un amico che vi chiede di fare una passeggiata per raccontarvi la sua vita, passando da aspetti bui a momenti di serenità, a chi non fa piacere ascoltare un buon amico confidarsi?

Questo ep conferma che in Italia si sta muovendo qualcosa di molto interessante e che potrebbe diventare qualcosa di importante.

Questo disco ha moltissime incursioni in territori elettronici, tra house, jungle e drum and bass si riesce sempre a ricreare la magia del suono Dreadzone, che porta avanti la grande tradizione inglese della commistione di suoni e generi che si ritrovano sull’asfalto, perché questa è vera urban music.

Con Apotheosis alcune teste si troveranno a casa, ascoltando queste rime che viaggiano in una dimensione parallela, diventando narrazione in spirito, fortissima volontà di impotenza.

Orange Car Crash è il nuovo progetto solista di Andrea Davì, già batterista per Lay Llamas, Mamuthones e co-fondatore del collettivo musicale The Beautiful Bunker. Il sound del gruppo parte da interessi di tipo etnomusicologico per poi spaziare attraverso le atmosfere più tipiche della psichedelia americana ed europea.

Il risultato di questa unione è una festa di suoni e colori, dove i confini cadono, sublimando quello spirito di identità e di commistione che l’Occitania ha sempre avuto.

Le canzoni, termine assai stretto per queste composizioni, sono di una musicalità davvero diversa, con un profondo tocco di spiritualità, ma non un qualcosa di confusamente new age, ma un tentativo di innalzarsi con la musica.

Poulo Warali è un disco molto prezioso e profondo, con una musicalità incredibile e potentissima, con melodie e storie completamente diverse da quelle a noi usuali.

Hula è un viaggio musicale e non a 360°, arriva dove non pensi nemmeno di poter arrivare tu, ma invece c’eri già stato e Buzzy Lao te lo fa ricordare.

Il quarto disco di questo gruppo tedesco è davvero un bellissimo gioiello, levigato e dolce come un mojito, forte e ricco come un rum agricolo.

Ascoltando Edda’s Garden innanzitutto ci si diverte e poi si rimane meravigliati dall’unione di talento e gusto.

Sanko riesce a fare una sintesi molto riuscita del passato della black music, per proiettarlo in avanti grazie alla sua splendida voce, così piena e possente, che mostra una grande e giustificata fiducia nei propri mezzi.