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Il meglio del mondo della musica indipendente (pop e folk) messo in evidenza con una particolare attenzione per la scena italiana


Dalla terra di Albione, un duo femminile autenticamente originale che riscrive la storia del country folk secondo un personalissimo sentire che sbaraglierà ogni remora sull’eroica missione di cui sono ambasciatrici: W le Worry Dolls.

“Ramingo” è un disco che ha una peculiarità, mentre sembra che ti lascia indifferente, ti ha già segato in più pezzi come la spada di Goemon Ishikawa XIII 十三代目石川五右衛門

Impeccabilità è la parola d’ordine, l’ascoltatore più distratto potrà notare la cura del sound e degli arrangiamenti. Gli Inglesi Mike Deuce, Ben Sansom, Eddy Thrower e Declan Hart insieme sono un conglomerato di puro rock, come gli ormai conosciutissimi Biffy Clyro e Foo Fighters. Parliamo dei Lower Than Atlantis che arrivano in questo 2017 dopo anni di dischi (ben 4 alle spalle) e concerti presentando Safe in Sound, in assoluto il loro album meglio riuscito e meglio maturato.

Se i Mads in inglese sono una piccola delizia in italiano lo sono ancor di più…

Pop rock dilatato, sognante e delicatissimo, che fa perder tempo e lascia una patina di felice tristezza, il tutto in modo molto spontaneo e sincero,perché Ohio Kid non è un ego che vuole sublimarsi alla vista degli altri

Un debutto splendente quello di Molly Burch, debutto che la proietta immediatamente nel firmamento della cantautorale / alternative-country a stelle e strisce

Non solo rock, ma tinte elettroniche, folk, pianistiche, d’archi, accompagnate da testi poliedrici, talvolta surrealisti, diretti, metaforici, quasi melodrammatici, funzionali ad una poetica dissacrante che mira ad un cercato realismo: c’è pure un rovescio della medaglia e si vede attraverso l’onda di un “Futuro Proximo”. Umberto Maria Giardini si pone al centro della musica con questo album.

Il loro suono è un mix equilibrato di indie pop, drum machine e melodie italiane, con testi importanti e piacevoli, cercando sempre di mettere a proprio agio l’ascoltatore ed i musicisti stessi.

Un buon disco, vero, ma di quelli in cui l’autore si è lasciato prendere un po’ troppo la mano