Recensione
The Poison Arrows - Newfound Resolutions
Francesco Cerisola
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Patrick Morris (ex Don Caballero), Adam Reach e Justin Sinkovich ( ex Atombombpocketknife), ovvero i The Poison Arrows, tornarno con questo Newfound Resolutions ad appena un anno di distanza dal precedente lavoro, First Class, and Forever.
Ad aprire il disco e a dargli una direzione ben precisa, ci pensa Flawed acumen, a metà fra post rock e new wave, dove una voce sofferta e onirica tira fuori la testa in mezzo a un oceano di ritmiche e sinth. Unveiled in sequence recupera il sound precedente frammentandolo maggiormente, cosa che viene portata all'estremo con la successiva Interpretive hunter, la quale inizia dannatamente ritmica e a singhiozzo per poi guadagnare corposità e spegnersi sul finale in melodie liquide. For lack of an ak sembra, al primo ascolto, una nebula informe, ma poi si inarca in ritmi aggressivi e definiti. Stessa aggressività anche per il successivo pezzo, Steely justice, la quale, già tesa, tenta di crescere ulteriormente, ma, poi, è costretta a spegnersi lentamente senza più forze, in armonia con la seguente Precious blood is made of stone, dove il cantato si adagia su un morbido tappeto di sinth oscuri. Se in Popular look sembra di incontrare Trent Reznor e la sua elettronica (seppur qui sia meno aggressiva e manchino le violenze chitarristiche), invece in Inadmissible architecture ritorna a gonfie vele la passione per l'aggressività ritmica e il senso del frammentato. Parting gifts entra direttamente nel cuore con le sue chitarre, le tastiere e i giochi d'elettronica mai invadenti, mentre Memory scorre rapida e fluida, come un improvviso bagliore nella notte. Selective ci trasporta alla deriva nel suo percorso fatto di soli strumenti fino a consegnarci a Blacklist grace time, la quale ci intrappola nelle ragnatela delle sue trame post. In finale, dopo il breve intermezzo di Requiescat, ci attende Tranquil eyes che, in seguito alle sue melodie lente e meste, su cui riecheggia una lontana voce narrante-cantilenante, prova a strabordare fino a spegnersi.
I tre di Chicago creano un post rock che si fonde con attitudine indie e una certa passione per la new wave. C'è da dire che nonostante la fusione di stili generi sonorità molto interessanti, le canzoni siano ben concepite e strutturate, la qualità tecnica risulti esser decisamente valida e convincente, comunque sia il disco si trova a dover affrontare alcuni problemi, primi fra tutti l'estrema lunghezza e l'eccessiva compattezza delle canzoni. A ciò si aggiunge il fatto che nessun pezzo spicchi veramente rispetto agli altri e che la varietà tra le canzoni sia veramente minima e difficile da distinguere. Insomma, se come idee, tecnica e capacità compositiva il disco funziona molto bene, dal punto di vista dell'ascolto, della varietà e della lunghezza ci sono ancora un po' di cose su cui lavorare.
Tracklist:
01 Flawed Acumen
02 Unveiled In Sequence
03 Interpretive Hunter
04 For Lack Of An Ak
05 Steely Justice
06 Precious Blood Is Made Of Stone
07 Popular Look
08 Inadmissible Architecture
09 Parting Gifts
10 Memory
11 Selective
12 Blacklist Grace Time
13 Requiescat
14 Tranquil Eyes
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