Recensione
Artisti Vari - Sing Me To Sleep
Francesco Cipriano
(Indie Lullabies 2010) Non mi sarei mai aspettato un album di cover così piacevole e ben fatto. In Sing me to sleep Indie Lullabies, il silenzio è coccolato ruffianamente dalle note di melodie senza tempo che ti riempiono l’anima di gioia indicibile. Non oso pensare quale quadretto creamy sarebbe più appropriato. Certo quello di un pomeriggio estivo in cui vedi correre i tuoi pargoli felici e giocare a guardia e ladri in giardino mentre ti rendi conto di averli tirati su bene e ti vien da piangere, non sarebbe poi così lontano.
. Nulla da eccepire all’impegno ed al risultato, dunque, aldilà dell’encomiabile scopo con cui la The Valerie Fund, associazione no-profit per il sostegno di bimbi con gravi patologie, ha realizzato questa raccolta.
Splendide le versioni di Dear Prudence ed Asleep, rispettivamente interpretate da Casey Mecija (Ohbijou) e Stars. Nel primo caso l’onirico psichedelico del quartetto di Liverpool viene reso attraverso la dolcezza innocente di Casey, densa e pastosa à la Patsy Kensit ma molto meno pop. I canadesi Stars invece, complice una Torquil Campbell, assolutamente all’altezza, venerano un pezzo dei The Smiths che ha raccolto davvero poco rispetto a ciò che realmente aveva seminato. Tania Donnelly ci regala invece una gran Moon River, mentre I The Rest giocano con Pure Imagination (ricordate il motivetto di Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato?) elargendo perle di rumorismi ambient sulle sue amene note, proprio come fossero gianduiotti al cenone di natale. Simon Raymonde (Cocteau Twins) e Stephanie Dosen, qui riuniti sotto l’eponimo Snowbird interpretano The North Wind Doth Blow con gran sapore mentre i The Leisure Society ci abbindolano con Inchworm di Frank Loesser composta in occasione del film biografia su Hans Christian Andersen. Ed ancora, il minimalismo coinvolgente di Telekinesis che punta (riuscendovi) ad offrire lo stesso plastico candore con cui la ELectric Light Orchestra musicava Can’t Get It Out Of My Head negli anni settanta oppure Il folk di Cloudbusting per mezzo del quale Neil Halstead associa la semidivinità di Kate Bush alla natura umana, giusto il tempo di poterla toccare con mano, viverla come la gioia nel cuore, pensando che ninna nanne così se non servono proprio a far dormire i piccoli, possono almeno far pensare i grandi. Gran bella cosa qui davvero benvenuta.

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