Recensione
Black Ox Orkestar “nisht Azov”
Dolorian Gray
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Voto :
/
10
Che certe frange indie/post-rock, in particolare provenienti dal Canada ( un nome su tutti A Silver Mt. Zion) stiano sondando luoghi tipici delle culture musicali tradizionali, è cosa nota e tangibile.
In questo caso, è fisica l’ imponenza con la quale il collettivo Black ox Orkestar voglia ribadirlo.
Suddetti, sono una band con all’ interno membri di Godspeed You! Black Emperor e più in generale dell’ entourage Constellation, giunti alla seconda fatica.
La ricerca delle radici come nel lavoro scorso, avviene nella regione ebraica, affondando denti e mani nella cultura Klezmer.
Tutto si sviluppa in un album formato da otto capitoli, che con mirabile cura rievocano e riesumano canti e litanie lontane e ormai sperdute dilatandole verso canoni post-rock.
Le esecuzioni, impeccabili, sono sia strumentali che cantate ( rigorosamente in lingua tradizionale), e si alternano dando ampio respiro all’ andamento del disco.
I brani sono tutti di derivazione tradizionale ad eccezione dell’ ottavo, “Golem”, che per nulla sfigura nell’ ottica d’ insieme.
Dette queste belle parole, rimane il rimpianto di avvertire la mancanza di scorrevolezza.
Sia chiaro, Nish Azov è realizzato davvero bene, privo di sbavature tecniche ed emozionali, ma che non riesce a trasportare totalmente verso un mondo tanto arcaico come dovrebbe. Disco sincero ma convincente al 90%. (Constellation)
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