Libro
Fiorenzo Oliva-il Mondo In Una Piazza-diario Di Un Anno Tra 55 Etnie
CarlaRoberto
Un anno passato a Torino nel quartiere di Porta Palazzo a due passi dal mercato del Balon, nel cuore del degrado torinese. Fotografie di spacciatori, immigrati clandestini, cittadini albanesi in fuga da strozzini. Un reportage quasi giornalistico, a puntate. Un diario di un viaggio alla Terzani o alla Kapucinsky. Un po’ di tempo prima l’antefatto, nei giardini del Valentino l’autore viene colpito
accidentalmente da uno schizzo di acido volato durante una rissa tra immigrati del Maghreb.
A Porta Palazzo l’autore cercherà di curare le ferite immergendosi nel cuore del problema. Il problema sta tutto lì in fondo, vedere e giudicare e in base a quali parametri farlo. Il primo giorno i due amici che condividono l’avventura, Fiorenzo e Ruben, vengono derubati sotto casa, non male come inizio. Spesso hanno paura ad uscire, ad invitare gli amici. La persona più ragionevole appare un
commerciante della zona, memoria storica del quartiere con idee politiche di estrema destra. I loro vicini di casa sono maghrebini che lavorano duramente e odiano i loro connazionali spacciatori giù in strada.
Poi c’è Antonio che passa le giornate immobile davanti al muro o alla televisione e urla alla moglie il suo amore verso Berlusconi. Eppure questo è un libro, dovrebbe approfondire, invece è una esposizione di sguardi o di statistiche fredde, antirazziste. Si direbbe realismo, ma in fondo è un concorso per aspiranti giornalisti.
Eppure il vero mercato del Balon si tiene ogni venerdì notte, in una via laterale dalle tre alle cinque del mattino. Lì si muovono personaggi che alloggiano le loro mercanzie su coperte alla rinfusa. Ecco si potrebbe partire da lì, dai loro nomi, sapere se accanto a loro c’è un odore particolare, un alito di caffè, un dialetto. Si dovrebbe partire per un romanzo corale di invisibili. Si dovrebbe sapere se in Via Cottolengo gli spacciatori e loro bottiglie rotte usate come arma hanno nomi, storie, età. Altrimenti li si rimanda indietro, facendo invertire le rotte alle navi piene di bambini, anziani, donne in gravidanza, facendosi propaganda tra i bravi cittadini italiani. Anche se in definitiva chi scrive questo libro vorrebbe fare il contrario, come i suoi recensori incontentabili.
Commenti:
Al momento ci sono 4 commento/i.
10 Giugno 2009
Nome : roberto
Commento : mi pare di aver suscitato un piccolo dibattito e ne sono contento anche per lautore del libro. Comunque ribadisco pacatamente che la recensione non vuole stroncare nessuno. Tra virgolette ricordo che ho scritto la recensione mentre in Italia era in corso un dibattito sui respingimenti delle navi dei migranti. Ebbene mai una volta che io sappia qualcuno si è peritato di spiegare e informare su chi erano queste persone respinti. Erano solo numeri non persone. Possibile che su quelle navi ci fossero donne incinte, bambini, vecchi malati. Nulla di nulla solo numeri e squallida propaganda razzista (non solo a destra, basti pensare alle vergognose dichiarazioni di Fassino o del sindaco di Torino). Ecco la spersonalizzazzione non mi sta bene, il mio discorso era un tentativo di andare al di là del libro di Fiorenzo Oliva, che è un bel libro. Compratelo e consigliatelo. Non ho stroncato nessuno, se ho dato questa impressione è colpa mia.
Roberto Pardini.
carlaroberto@tiscali.it
10 Giugno 2009
Nome : Andre
Commento : Onestamente anchio non capisco molto perchè stroncare un libro in questa maniera. Io lho letto e mi è piaciuto. Molto. Lho letto tutto dun fiato e mi è sembrato che approfondisse sia andando contro la "spersonalizzazione", sia mostrando quelle che il recensore definisce "statistiche fredde". Secondo me lautore è riuscito a presentare queste "statistiche fredde" (che nessuno avrebbe mai letto) in maniera appassionata e approfondita continuando anche a divertire. Conclusione: un bel libro, che sto consigliando a molti amici.
6 Giugno 2009
Nome : roberto pardini
Commento : non so da cosa derivi il livore verso la recensione. Comunque non sono affatto un benpensante come dice lei non so in base a quali criteri. Mi chiedo il perchè di tutto, anche se poi alle fine non credo di condividere le spranghe dei commercianti. Ritengo che le politiche dei governi italiani nei confronti dellimmigrazione siano criminali, credo che dovremo tutti farci un esame di coscienza. Per quanto riguarda la mia biografia abito nel centro storico di Genova, vedo tutti i giorni decine di spacciatori, prostitute e sfruttatori. Certo che per il resto vedo anche i morti sul lavoro, lingiustizia sociale, i due terzi del mondo costretti a vivere nella fame per colpa del sistema capitalista. Comunque lei è libero di commentare come crede, solo eviti di giudicare in base a categorie inventate. A presto. Roberto.
P.S.Non avevo nessuna intenzione di minimizzare la vicenda dellacido... Comunque la invito a cercare in rete il sito di Fiorenzo Oliva che riporta la recensione e le nostre discussioni civili.
5 Giugno 2009
Nome : Mauro
Commento : Buonasera, non capisco il senso della sua sua critica, ho letto il libro di Oliva e devo dire che lho trovato assai divertente per ciò che vuole essere: un semplice "diario di bordo". Non credo che lautore abbia voluto stilare un trattato di sociologia, ne tantomeno fosse suo interesse scrivere un libro di "colore".
Altresì lo definirei un tuffo nel coraggio. Il coraggio di affrontare le proprie paure, di accettarle e alla fine sconfiggerle. Il coraggio di affrontare lirrazionale timore del "diverso che mi ha ferito" andando a vivere nel luogo dove il lato peggiore dellimmigrazione selvaggia svela il suo volto piu brutale.Per inciso,il ferimento di Oliva non era un semplice schizzo, al limite lo si potrebbe definire una doccia nellacido, vada a rileggersi la cronaca del fatto accaduto prima di sentenziare. Il coraggio di vivere e di descrivere senza fronzoli o abbellimenti un luogo dove i benpensanti come lei, quelli che tanto si accalorano allidea di respingere i clandestini, si guardano bene dal frequentare o anche solo di transitarvi.Quelli come lei che dallalto del loro pulpito tanto si scandalizzano se sentono di commercianti armati di spranghe o di padri di famiglia che girano con un coltello in tasca, senza chiedersi perchè quei commercianti oquei padri sono arrivati a tanto. Quasi che vivere con la paura continua di unaggressione sia bello e gratificante. Ma è convinto che viviamo in un paese di trogloditi?
Oliva, con un linguaggio semplice, descrive molto bene linferno nel quale i "poveri cristi" vivono una quotidianità delirante pur restando onesti e capaci di discernere il bene dal male. Esprime in maniera chiara anche il concetto di immigrazione onesta, di personaggi nati a migliaia di km. da casa nostra che attratti da un sogno,si ritrovano sfruttati non solo da italiani senza scrupoli ma addirittura dai loro stessi connazionali. Sono convinto che il libro può piacere o meno, ma almeno prima di stroncarlo si degni di conoscere di cosa si sta parlando, sopratutto se poi chi lo ha scritto è una persona che ha fatto dellaiuto al prossimo il proprio mestiere. Poteva essere scritto meglio? Forse, intanto Fiorenzo Oliva ha avuto il coraggio di descrivere un anno vissuto pericolosamente e mi creda, non è poco!
Ossequi.
P. s. Qualora volesse vivere sul "campo" il Balon, mi contatti via mail.
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