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The Album vorrebbe riuscire a stimolare positivamente il nostro cervello, spronandolo a farlo ragionare, rifiutando l’oppio quotidiano che ci viene propinato.

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Note che vengono giù come gocce di pioggia dopo la siccità, territori che si espandono nella nostra mente, la luce arriva su tutto e poi si ritrae veloce per farci vedere colori nel buio.

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Nulla è perduto lungo le mille strade che incrociano Portland, specie per tale quartetto che si specializza in un lucente indie rock connaturato con il country. La loro personale visione si diffonde a partire da questo energetico primo album all’insegna della potenza melodica.

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Inghiottire merda è sempre difficile ma spesso non se ne può fare a meno. Mettetevi su questo 7″ e anche la merda avrà un altro sapore…

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Ci si deve buttare dentro a questo disco di disillusione e di enorme fiducia, perché l’eppure è un qualcosa che ci spinge comunque dentro le gioie più grandi o i peggio disastri.

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Belli da vedere divertenti da ascoltare. Sarà solo rock’n’roll ma c***o se stimola!

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Dotati di un impianto ritmico espressamente rockblues, i 3 di Darfo Boario Terme (BS) mettono a punto un motore musicale di stampo Southern che suona una meraviglia, come quelle macchine da rally che fanno mangiare la polvere su strada agli avversari, tanto è stato preciso e onesto il lavoro infuso che aspetta solo di vincere e ritirare il trofeo, in questo caso di rocksmen dalla verace costituzione soul.

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In culo, il tutto con grande talento e stile. Unòrsominòre smentisce Manuel Agnelli ( che ha ragione solo in parte perché in Italia c’è un sottobosco che funziona benissimo), facendo musica davvero interessante e viva, minimale o scattante a seconda delle esigenze, ma sempre carica di contenuti e di immagini.

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Supportare sempre e comunque e in questo caso ne vale pure la pena

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La terza prova di Mac De Marco perde il treno della consacrazione e delude un po’; il classico disco di mezzo (nella carriera di un artista).

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Nono disco per Aimée Mann, che si conferma superba cantautrice per certi versi controcorrente, almeno per la piega data ai testi che compongono l’album “Mental Illness”, ma nella forma troneggia un folk rock dei gloriosi tempi andati che ce la fa accostare a Joni Mitchell. I toni sommessi di questo lavoro, consolatori, sono abilmente ricamati dalla produzione certosina di Paul Bryan.

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L’album in questione s’intitola Your Reaction My Direction è un concentrato di linee melodiche british ed arrangiamenti leggermente sopra la linea del pop rock tradizionale.

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