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Blanck Mass apre la serratura a doppia mandata delle porta del suo tempio labirintico spingendoci dentro l’ascoltatore e richiudendogli la porta alle spalle, lo costringe a girovagare tra questi epici e solenni muri di suono caratterizzati da loop, voci spezzate e ritmi a volte forsennati.

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Structures è un disco unico, perchè questo suono era ormai sepolto dal mare di perfezioni e pose techno, ma la techno è animale e qui trova il suo sfogo.

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Un libro bellissimo per un’erba cattiva che non riusciranno mai ad estirpare, perché il rumore fa parte di noi.

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Un’opera davvero interessante e consigliata a chi non si confina tra i cliché dei generi ma è sempre alla caccia di opere originali, anche e soprattutto nel metal più estremo.

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Meno diretto rispetto al suo predecessore, Fragments Consciousness conferma le ottime impressioni suscitate dal duo russo.

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In fondo, dietro e dentro a tutto ciò è rimasta però una bassa frequenza di fondo, un’ombra che agita le notti insonni di alcune persone che ancora non si arrendono e fanno rumore, in questo caso rumore elettronico.

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Un disco che prova a proporre idee e a cercare nuove vie sonore da percorrere

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Elettronica e noise, rumori e silenzi in negativo, riverberi maledetti e tanto altro, quello dei Blackwood è un disco importante, intimo e allo stesso tempo catartico e malevolo dannatore.

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Un’uscita dissociata che si inserisce molto beni in questi tempi distopici ed oscuri, che non vengono illuminati dalla tecnologia, che ci rapisce ancora di più nel baratro.

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The Art To Disappear costituisce un bel passo avanti e merita l’apprezzamento e l’attenzione di chi è più propenso ad ascolti anticonvenzionali.

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