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L’ennesimo grande disco di una band che non finisce mai di regalare emozioni.

Temple Of Phobos non mancherà di affascinare gli amanti dei suoni oscuri e dalle tematiche occulte ed horror

Un lavoro che mostra una certa irrequietezza compositiva, rendendone l’ascolto stimolante, al di là di quello che può essere il gradimento per il genere specifico.

Un lavoro interessante, nel complesso, che lascia ancora diversi spazi di manovra ai Somnus Aeternus, i quali sembrano ancora combattuti nella scelta tra una proposta più lineare ed un’altra un meno convenzionale ma nel contempo più dispersiva.

I Mist Of Nihil si dedicano con ottimi risultati al recupero di sonorità gothic/death doom, immettendo in questo loro lavoro influssi provenienti in gran parte dalla scena scandinava e riuscendo a creare un intrigante mix tra le ritmiche dolenti ed evocative del doom e le repentine ed ariose aperture del death melodico

Tenebre e malvagità, musica che esplode e sale, come un incendio in un luogo chiuso, che quando sembra essere finito sale in tutta la sua potenza verso il cielo, tentando di uccidere le stelle.

Death metal di marca doom al servizio della narrazione di una strana storia tutta finlandese. L’opera dei Vainaja si basa tutta sulla vita e i libri di Wilheim Waenaa, una mistica figura del folklore finlandese.

Pur mantenendo per lo più tratti malinconici, il sound dei The Extinct Dreams non appare mai disperato, ma mantiene una sorta di luminosità che crea un efficace contrasto con le partiture tipicamente dolenti del doom

Gli Into Coffin si rivelano buoni interpreti di sonorità aspre e rallentate che restituiscono sensazioni positive grazie ad un’esecuzione senza fronzoli ma sempre precisa.

I Chalice Of Suffering non possono ancora essere collocati sullo stesso piano delle diverse band dalle quali traggono ispirazione, ma si attestano tranquillamente nello status di realtà di sicuro interesse, in grado di soddisfare il palato degli appassionati di queste sonorità.

I quasi settanta minuti di musica riversata in Blood. Stone. Sun. Down. non stancano affatto, dimostrando l’assoluta bontà della proposta e la brillantezza compositiva dei Vuolla