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Chi ha detto che la psychedelia debba essere autoreferenziale e pretenziosa? Ecco un disco che fa capire esattamente il contrario!

Se volete sprofondare completamente nel malessere autunnale, questo disco fa esattamente al caso vostro

Un lavoro imperdibile, che rappresenta oggi l’ideale punto d’incontro tra l’oscurità della darkwave e la danzabilità del future/synth pop.

Da ascoltare senza farsi distrarre dalle cose terrene, lasciandosi attraversare da un’onda sonora che, come una marea, al suo ritrarsi lascia, quale segno tangibile del suo passaggio, una calma incrinata da un immanente senso di inquietudine.

Tante idee, sviluppate bene e con gusto per una realtà che sta crescnedo molto, e che sta producendo ottima techno.

I due brani presentati non mancheranno di fare proseliti tra le anime nere innamorate di Sisters Of Mercy e Fields Of The Nephilim

Per i 1476 il passaggio dallo status di “segreto meglio conservato” a realtà stimolante e di sicuro spessore è ormai cosa fatta.

Si sentono abbastanza distintamente gli impianti sonori dei Dark Buddha Rising o degli Oranssi Pazuzu, poiché le loro radici sono lì, e possiamo perfino spingerci a dire che Keräily sia un disco di psichedelia rituale e che sarebbe la somma perfetta dei due dischi, ma c’è molto di più.

Una band capace di esibire in maniera cristallina il proprio valore, pubblicando uno dei propri dischi migliori quando realtà dalla storia altrettanto lunga appaiono spesso sbiadite copie di ciò che furono.

The Unknown è l’ennesima piacevole scoperta di un sottobosco musicale underground che, pur gravitando attorno alla scena metal, è in grado di dar vita a soluzioni sonore profondamente introspettive e dal non trascurabile spessore artistico.

Il sound è quanto di più heavy/doom ci si possa immaginare, riprendendo con sagacia le sonorità care ai gruppi storici del genere come Black Sabbath, Pentagram e Saint Vitus, qualche accenno all’horror metal dei nostrani Death SS e colmandolo di atmosfere dark/gothic alla Sisters Of Mercy.