Earthset


Interessante fare un’intervista a cavallo tra un lavoro compiuto con eleganza e uno in prossima uscita che preannuncia una continuità sonora.
Possiamo aspettarci di tutto, ma cosa principalmente?
Certamente è una situazione suggestiva. Il nuovo lavoro, per verità, prende un po’ le distanze dal disco del 2015. In “In a State of Altered Unconsciousness” abbiamo spinto molto sull’elaborazione concettuale, su uno stile un po’ “alto” sia degli argomenti che dell’impronta musicale, con inserti classicheggianti e divagazioni psichedeliche e progressive. Il nuovo EP è nato invece da un’esigenza espressiva più immediata e di gioco. Un gioco che noi abbiamo definito pop, da cui il titolo “POPISM”. Ed anche il titolo vuole essere molto autoironico, in quanto è come dire che dopo un LP tacciato di essere “difficile e concettualmente oscuro”, abbiamo ceduto al pop. In realtà non è così, ma è innegabile che il nuovo EP abbia un’atmosfera più leggera. Abbiamo semplificato alcune cose, puntando su una maggiore immediatezza, senza abbandonare però quell’attenzione agli arrangiamenti ed all’armonia tra gli strumenti. Certamente il risultato è abbastanza distante dal primo disco, in quanto è un EP post-primo disco e post-tutto … c’è un po’ di post-grunge, un po’ di post-punk e post-rock, il tutto esasperando gli aspetti più wave e pop di “In a State of Altered Unconsciousness”. Per cui si, aspettatevi di tutto, tranne una ripetizione di quanto già sentito.

Ho ascoltato “ In a state of altered unconsciousness “ è perfetto. Da un senso di armonia e bilanciamento. Deriva a ritroso da caos programmato o è una scelta organizzata da chiare idee ?
Grazie… Il disco è venuto un po’ da sé. Raccolti i brani scritti ci siamo resi conto che un filo rosso li legava, un legame inconscio (appunto) ma che dava coesione nell’esprimere quanto sentivamo in quel particolare momento delle nostre vite. Quel che abbiamo fatto è aver messo ordine in quel caos, ricostruendo il tessuto testuale e musicale in una forma coerente ed il più possibile bilanciata. La parte più importante è stata la scelta dell’ordine dei brani, che segue in parte lo sviluppo “tematico” dei testi creando un climax che va dal particolare (Drop, goccia) al generale (Circle Sea, mare), in parte le atmosfere musicali dei brani. A dirla tutta ancora oggi, a più di un anno dalla sua uscita, ci accorgiamo delle diverse chiavi di lettura e dei “percorsi” interni a questo disco, sia musicali che testuali. Essendo i singoli brani nati separatamente, questo lavoro di riscoperta di tracciati comuni è quasi un’autoanalisi, che ci ha consentito di conoscerci meglio … è un disco quasi psicanalitico.

Da ciò come avviene la composizione dei brani e la scelta stilistica dei testi?
È estremamente variabile. Alcuni brani sono stati scritti “a tavolino”, altri sono più il frutto di improvvisazioni in sala prove, altri ancora sono stati rielaborati più volte prima di assumere forma definitiva. Tendenzialmente quel che accomuna tutti i brani è che ci lavoriamo insieme, ragionando a casa le strutture per poi elaborare in live.
Per quel che riguarda i testi, anche qui, cerchiamo di scriverli insieme. Partiamo quasi sempre dalla musica e poi inseriamo i testi. Ascoltando il brano ragioniamo su cosa la musica ci suggerisce, che emozioni suscita in noi sia da musicisti che da ascoltatori. Scelta in questo modo la tematica generale, l’elaborazione del testo è poi il frutto delle discussioni e riflessioni sul tema che facciamo tra di noi. Il piglio è certamente per lo più intimista, ma non mancano riferimenti a tematiche politiche o sociologiche, il più delle volte condensate in passaggi testuali rapidi. Un’altra fonte di ispirazione è senz’altro data dalle letture che facciamo o comunque dalla letteratura in generale. Per cui, per rispondere alla domanda, non c’è una vera e propria scelta stilistica a monte.

“A.S.T.R.A.Y.“ mi colpisce molto. Ha una dimensione di fuga rispetto agli altri brani. E’ accattivante e dai suoni schietti. Potremo ascoltare qualcosa di simile nel prossimo lavoro ?
Beh, “A.S.T.R.A.Y.” è un brano che sentiamo molto, tanto da aver scelto il nostro nome dal suo testo. È anche uno di quelli che secondo noi rende di più dal vivo e che ci diverte suonare. Tuttavia è una canzone abbastanza isolata nella nostra produzione ed anche all’interno del disco aveva uno “spazio” tutto suo. Nel nuovo EP ci saranno dei brani abbastanza diversi, ma si potranno ritrovare in alcuni momenti suoni e le atmosfere di “A.S.T.R.A.Y.”.

Cosa vi (ri)unisce di più se doveste considerare la scelta tra una ballata o una hit? ( magari entrambe?)
Magari entrambe…una hit ballata o una ballata hit! La domanda ci spiazza un po’, non ci siamo mai posti problema… Anche perché il termine “hit” vuol dire tutto e niente. Ci sono canzoni splendide non necessariamente classificabili come classiche canzoni da hit pop che sono diventate delle hit. Per noi l’importante è scrivere qualcosa che ci piaccia sentire e suonare, per il resto saranno gli altri a farne o meno una hit.

Come definireste il vostro rapporto con i colleghi e amici Søren Larsen ?
Beh, ci hanno in una certa misura visto crescere e cresciuto.
Enrico è stato fondamentale nel nostro percorso. Grazie a lui abbiamo avuto la possibilità di interfacciarci sin da subito con una realtà professionale, gli studi Fonoprint. Nel 2013 Enrico (su suggerimento di Carlo, l’altro Soren Larsen) ci ha proposto per il corso di Sound Engineer tenuto da Maurizio Biancani in Fonoprint, dove siamo stati oggetto di studio per una classe di giovani fonici per la registrazione di un brano in presa diretta. Noi avevamo iniziato da poco a suonare ed eravamo estremamente acerbi…ritrovarci catapultati per due giorni in quel contesto è stato uno shock all’inizio. In quell’occasione abbiamo potuto vedere come si lavora in uno studio di alto livello, abbiamo preso consapevolezza dei nostri limiti, ma anche delle nostre capacità. Alla fine tutti erano soddisfatti del lavoro e la cosa ci ha infuso molta sicurezza.
Carlo Marrone può essere considerato a buon diritto il quinto Earthset! Ci segue in sala prove e con poche parole riesce a farci tirar fuori il meglio da ogni brano. Su questo EP ha lavorato davvero con passione ed il suo apporto è stato importantissimo. È stato lui a volere Michele Postpischl (Ofeliadorme) alla produzione della sezione ritmica ed il tutto ha funzionato alla perfezione. Per noi è un piacere lavorare con lui.
Abbiamo spesso suonato insieme ai Soren e stiamo anche seguendo la produzione di un loro brano. È un rapporto di amicizia vera e di scambio artistico del quale siamo molto felici.

Spendiamo ancora generosamente qualche parola su Flush , sulla sua realizzazione e sul taglio che dovrebbe dare al disco.
Flush è il primo singolo dell’EP. Il brano è nato in sala prove, in modo molto spontaneo ed immediato, la stessa spontaneità ed immediatezza che cercavamo in questo secondo lavoro. Quando si è trattato di scegliere la canzone che facesse da “apripista” all’EP, non abbiamo avuto dubbi…in qualche misura ne è il manifesto. Ad un primo ascolto può apparire molto diverso da quel che abbiamo fatto sinora, però ci sono parecchie cose che rimandano anche al passato, solo più nascoste. Di Flush è stato anche realizzato un videoclip, opera dei nostri amici Humareels, del quale siamo molto soddisfatti. Per il video abbiamo avuto il piacere di collaborare con una giovane attrice romana, Dharma, nel ruolo di protagonista.

Date ? A quale città siete affezionati oltre a Bologna?
Allora, come date abbiamo suonato il 26 gennaio a Rovigo e l’8 febbraio Padova, ed il 15 marzo suoneremo nella nostra Bologna per la release…ma il calendario dovrà essere aggiornato! Ci stiamo lavorando.
Abbiamo girato abbastanza per il tour di “In a State of Altered Unconsciousness”, ma neanche troppo, avendo organizzato il tutto da noi. Siamo stati ben accolti ovunque, ma abbiamo un bellissimo ricordo delle date in Sicilia ed a Messina in particolare. Non è stata facile da organizzare, ma il pubblico ha risposto al di là delle nostre previsioni e speriamo di tornare con il nuovo EP.

Cado di stile con l’ultima domanda, necessaria, tuttavia. Mi ricordate un gruppo al quale ero molto affezionato nell’estate del 2000 : i Brat (di Massa).. eccovi un link .. non per confrontarvi, ma per capire a cosa mi riferisco. Un gruppo che si è fermato prima di iniziare la sua carriera, scioltosi poi con altri progetti paralleli.
https://myspace.com/ibrat99/music/songs
Quali sono i vostri riferimenti cantautoriali? Stilistici? Attitudinali?
Siamo abbastanza irrequieti come attitudine e cerchiamo di essere critici verso il mondo e verso noi stessi, di non fossilizzarci su qualcosa, tendendo a non accettare verità assolute.
Per quanto riguarda i riferimenti cantautori ali e stilistici, è una domanda che ci mette spesso a disagio, perché siamo quattro persone molo diverse per ascolti e riferimenti. Inoltre, inevitabilmente, va un po’ a periodi. Se dovessimo citare qualche artista che nel presente ci sta piacendo ascoltare e da cui stiamo in qualche modo traendo nuovi spunti ti possiamo citare i Soren Larsen e i Cani dei Portici tra gli italiani. Come gruppi internazionali i Wolf Alice tra i più recenti, oltre ai classici Radiohead, Smiths, Sonic Youth, Jeff Buckley …. e ovviamente Mozart.

Grazie a nome di IYEzine
Grazie a voi!

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