Conversazioni con Epi 4 – Montecarlo al Meeting di atletica Hercules


Epi: Sono a Montecarlo al Meeting di atletica Hercules, al ritorno vi sento. Ciao!

Leo: ciao carisssimo

Epi: Il vostro saluto mi ha fatto riflettere sulla mediocrita’.
Sulla MIA mediocrita’ !
A Montecarlo, meeting di atletica in onore di Usain Bolt : l’uomo piu’ veloce del mondo.
Grande incontro d’atletica e grande spettacolo con tanto di fuochi artificiali finali.
In realta’ una festa di addio !
Ultima corsa, tanti premi, abbracci, sorrisi, strette di mano e foto.
Gia’, foto, foto ricordo !
E poi i giri di pista e tutti noi mediocri, o finti sportivi, giu, da lui per un autografo.
Poi e’ giunta la sera, e poi la notte: un ultimo giro di pista, un ultimo balletto con le majorettes, e infine il viso serio del campione che si allontana verso l’us cita con le ultime note di una canzone famosa.
L’ultimo grido di tutti i ragazzi atleti in erba, suoi emuli.
Poi le luci si spengono, cala la notte sullo stadio e su una Monaco fatta di migliaia di finestre spente.
Con qualche lacrimuccia le migliaia di noi mediocri sognatori si riversa nelle strade in cerca del proprio pullman.
Qualcuno tenta anche di scrutare le uscite riservate dello stadio per intravedere, forse, per un’ultima volta , di sfuggita il volto di Bolt.
Ms Lui ormai non c’e’ piu’.
Si e’ reso invisibile, e’ entrato nel mondo degli invisibili.
Nel mondo di quelli che nessuno vede e che vive di ricordi e foto ricordo.
Nel nostro mondo.

Il mondo dei mediocri.

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Non so se ci vuole piu’ forza, piu’ allenamento, piu’ determinazione per vincere una gara, per diventare visibili e famosi nel mondo oppure per accettare di retrocedere e scomparire a questo palco, a questa visibilita’ .
Forse il nuovo allenamento si chiama DIGNITA’.
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Ogni tanto guardo le vecchie foto e mi alleno con dignita’ a gioire della mia MEDIOCRITA !

[15:28, 23/7/2017] Leo: John Stuart Mill scriveva che la tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza dominante. Per questo la mediocrità forse un po’ ci spaventa. Perché sappiamo, bene, che la mediocrità del popolo è utile, è voluta, è potenzialmente armata. Ed ecco che ci si ritrova ad allenarsi all’uomo, alla società degli uomini. Ci si può emozionare per la perfezione di un atleta che ha il potere di superare i limiti dell’uomo raggiunti fino ad allora o di gruppi di atleti che giocano, come quelli che rincorrono una palla, avanspettacolo dei flussi finanziari e politici. Gli atleti migliori un tempo sono stati esibizione per Zeus e per il popolo adorante nella città di Olimpia, quando una civiltà evoluta ha iniziato a specchiarsi nell’immagine del proprio Dio. Aneliamo alla visione della perfezione, del divino, e in quanto tali ci riscopriamo mediocri. E i nostri migliori atleti sono bambini viziati, divinità capricciose, dei del mercato globale, che nella loro vita si prestano a qualsiasi vendita. Gli stadi celebrano, continuano a celebrare l’ebbrezza della folla, talvolta ci siamo anche noi. Come era nel Colosseo. Massa e potere di Emil Cioran. Quanta energia incredibile, magari per una palla che entra in rete o per un atleta da record. Noi, anche noi, ci ci siamo stati, c’eravamo. Siamo mediocri di una mediocrità che ci spaventa, talmente umani e con l’imbarazzo di sentirci un po’ superiori ai nostri simili, vinti da armi di distrazione di massa. Le olimpiadi del 1936 in Germania, i mondiali di calcio in Italia nel 1934 e in Argentina nel 1978.. ll potere istituisce la mediocrità. La dignità in questo grande teatro è un vezzo da consegnare alla storia… L’allenatore Menotti perse la faccia nel farsi fotografare con Videla nel famigerato mondiale del 1978 ma non perse l’anima nella finale con l’Olanda. I calciatori erano tutti nel corridoio, stavano per entrare in campo, e lui disse loro «non vinciamo per quei figli di puttana. Vinciamo per il nostro popolo». Così Kempes, capocannoniere di quella selezione, che non strinse la mano al dittatore. La dignità è una responsabilità individuale, anche in contesti così difficili si può allenare. Anche in seno alla nostra viltà. Della mediocrità si può gioire quando è innocente, quando ci può donare un po’ di leggerezza, di superficie, anche nutrire la propria vanità. I contesti sono sempre complessi da osservare e non sempre abbiamo voglia di guardarli, cesseremo di vivere serenamente. Ma a volte la vita ci chiede da che parte stare

Epi: MA A VOLTE LA VITA CI CHIEDE DA CHE PARTE STARE
Quanto acume nella tua analisi della mia provocazione, e quanta comprensione manifesti verso la “umana mediocrita’ “.
Tracci una linea, quasi un percorso pedagogico.
Si hai ragione, atleti bambini viiziati; strumenti del potere, siamo tutti strumenti di potere.
Ma il potere di chi ?
Stuart Mill e tanti altri analisti non vanno oltre il loro naso e individuano il potere in quei poveracci che hanno tanti soldi e ci muoverebbero come pedine su un grande gioco del monopoli.
E per farne che ? Comperare un palazzo da un miliardo di euro a Montecarlo e fare la cacca su un water d’oro ? O dare armi a qualche sceicco disperato per ridurre la popolazione mondiale ?
Ma questo e’ potere con la “p ” minuscola !
Tu invece per un poco ci stai a queste analisi puerili, poi pero’ vai oltre e ti appelli al potere con la ” P ” maiuscola !

Ti appelli alla VITA.

Tu trascendi il potere di questi ” mediocri umani e caduci finanzieri ” perche’ dentro di te sai che il vero potere e ‘ TRASCENDENZA .
Soprattutto sai che il potere e’ DENTRO ed e’ lenta, faticosa, dolorosa, incessante conoscenza di SE STESSI.
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Per molti anni ho fatto il sindacalista e per muovere la volonta’ e la voglia di crescere e di capire di quei lavoratori dovevo dire che i padroni erano cattivi e ci sfruttavano mentre noi eravamo i buoni che volevano anche loro avere il potere.
Gia’ , non bastava stimolarli per ottenere soldi, bisognava sollecitare il loro desiderio di potere.
Questo motore insito nell’ animo umano, anzi, innato, congenito.
Ma per farli camminare bisognava indicare loro un nemico, uno che non voleva concedere loro il potere, un ostacolo.
Gli antichi lo chiamavano SATAN, l’ostacolo divino.
Nel libro di Giobbe, Dio comanda a satana di colpirlo di ostacolarlo con ogni mezzo affinche cresca la sua consapevolezza di se e delle sua natura.
La stessa cosa che facciamo coi bambini, grandi o piccini, con gli atleti, con i malati, con i disperati.
Cosi facciamo tutti noi per crescere, per divenire noi stessi, e per realizzare la VITA.
Quella che, non talvolta, ma SEMPRE , ci chiama a stare da una parte.
La parte che e’ la nostra vita, il nostro percorso di potere.
E come da sindacalista indicavo mete parziali ma raggiungibili, cosi coi bambini e gli atleti batto le mani alle loro piccole o grandi mete e con essi mi commuovo consapevole che quello, per loro, e’ solo un piccolo, seppur necessario traguardo del loro cammino.
Consapevole soprattutto che NON IO potro’ cambiare il loro percorso e tanto meno qualche arrogante finanziere o occulto “illuminato”.
Bensi la VITA.
Giusto come dici tu !

Epi: Esiste una linea, un confine, una dura e spesso evanescente parete da superare per giungere, scoprire il potere, il nostro potere.
Fin dalla antichita’ il Potere, quello con la P maiuscola ha lasciato, anzi ha stimolato tanti studiosi, tanti analisti sociali, tanti storici a scrivere, a educare che la nostra miseria, la nostra debolezza, la nostra incompletezza, la nostra
schiavitu’ e sottomissione al volere di altri fosse dovuta al grande potere di altri lontani, nascosti e illuminati esseri: re, condottieri, eroi, nobili, ricchi, finanzieri e esseri unti e prescelti per guidarci.
Ha voluto, tramite questi insegnanti, farci credere che la causa del nostro dolore di vivere fosse dovuta a qualcuno o qualcosa LONTANO DA NOI, FUORI DA NOI.
Certo il motivo e’ semplice: avendoci innestato nel cervello il potere e la voglia di potere, soffrendo in noi tale carenza, cresce la voglia, la curiosita’, il bisogno di darci da fare, di lottare e anche soffrire per raggiungerlo.
Ed ecco un primo potente satan, un enorme ostacolo: la cultura del potere con la p minuscola che ci dice: ” e’ inutile che ti dai da fare, la causa dei tuoi mali e’ lontana, fuori da te, irraggiungibile, non tentarci nemmeno “.
Ed ecco analisi, statistiche, ricerche che ci spiegano persino i metodi e gli strumenti usati dal potere lontano e occulto per sottometterci e tenerci frustrati e obbedienti.
Tanto a sapere queste cose e non sapere come combatterle servira’ solo ad aumentare la nostra disistima e depressione.
Ma e’ solo un gioco, una finta: ci ha messo dentro la voglia di potere, la voglia della mela piu’ buona e poi ci dice di non afferrarla, di non mangiarla.
Ci ha persino inculcato che averla significa conoscere il senso, l’essenza del bene e del male.

Conoscere cioe’ NOI STESSI, E LA NOSTRA NATURA.

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Un tale di nome Siddharta, poi chiamato Buddha, Illuminato, ha provato a indagare sul significato della parola ” mediocrita’ ” e ha fatto delle scoperte che hanno cambiato la sua vita.

Leo: Le tue parole Epi… sono belle… sono Potenti… In questi giorni ho pensato molto e ho vissuto altrettanto…. Mi sono riletto l’ideale dell’Ostrica di Giovanni Verga…. per cui per molti, che lui chiama i deboli, è necessario rimanere legati ai valori della famiglia, al lavoro, alle tradizioni ataviche, per evitare che il mondo, il “pesce vorace”, li divori. Ho pensato che l’uomo è debole, l’uomo è conservatore, perché ha paura, e che il pesce vorace sia la vita, che se non la affronti con conoscenza e determinazione, ineluttabilmente, ti divora. Non so neanche se è una scelta viverla negli anfratti del potere, nell’ostrica attaccata allo scoglio, o nella trascendenza, nel Potere. Accade a seconda della predisposizione alla vita, a seguito di una tempesta o comunque a seguito di un percorso evolutivo. Verga scrive che “per le ostriche l’argomento più interessante deve esser quello che tratta delle insidie del gambero, o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio”. In questo tempo, stimolato anche dalle tue parole in conversazioni precedenti, staccarsi dallo scoglio è perdita ma è, al contempo, evoluzione. Per il Potere con la P maiuscola, bisogna imparare (non rassegnarsi) a perdere. E a non volere poteri ininfluenti alla costruzione di se stessi che vanno nell’ordine di un riconoscimento sociale. Tutti a specchiarsi negli altri per trovare scampoli di sé. C’era una frase fortemente evocativa di Pedro Salinas che mi aveva colpito “Ti voglio come cristallo, non come specchio”. Ma forse sto divagando….

Epi: Sino al 700 la ricchezza dei potenti era fomata da due cose essenzialmente: la rendita dei fondi agricoli e i bottini di guerra.
E il loro lusso era costituito da prodotti di alto artigianato da cui dipendevano per la quantita’ ,per la qualita’, e per il prezzo.
I piu’ intelligenti capirono presto che per aumentare il loro potere bisognava possedere la produzione di beni di consumo, di produrli in serie e distribuirli ad una gran massa di consumatori.
La differenza fra costi e ricavi avrebbe dato loro piu’ ricchezza: il surplus !
Finanziarono quindi ricercatori e tecnici per inventare macchine per produrre in serie ogni bene possibile.
Servivano operai e pensarono di sfruttare i loro contadini ripagandoli come prima, cioe’ coi beni agricoli e qualche monetina in regalo.
Masse di contadini si spostano dai campi verso le fabbriche ; nasce la civilta’ industriale.
Ma ben presto scoprono una grossa falla nel sistema : la gran quantita’ di prodotti non trova sufficenti compratori.
Scoprono ben presto due fondamentali regole della economia industriale : 1- bisogna convincere i produttori dei beni a comperare i beni da loro stessi prodotti ; 2- dare loro il denaro per comperarli.
Nasce cosi il salario.
Ma nasce anche la necessita di convincere questi lavoratori che il possedere quei prodotti e’ un bisogno fondamentale.
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Al tempo dei miei studi ho fatto un master che allora si chiamava : psicologia sociale.
Guarda caso finanziato da grandi industrie e banche.
Si cominciava a studiare i gusti, le mode, le tendenze, le caratteristiche locali di costume e linguaggio, la formazione dei nuclei urbani, i servizi, la morfologia ambientale, i rapporti politici ,, culturali e religiosi.
Si procedeva poi a verificare le reazioni dei gruppi sociali ad un determinato e vento: una disgrazia, una calamita’ naturale, un attentato, una guerra, uno sciopero, una propaganda politica, un successo artistico, una canzone, una pubblicita’ di un nuovo prodotto.
Venivano quindi analizzati gli aspetti culturali, emotivi, sentimentali, aspirativi: studi, letture, sogni, desideri, bisogni latenti, patologie, ecc…
Venivano infine studiati i linguaggi, i metodi di approccio e di comunicazione e di stimolazione ad una azione o ad una scelta o indirizzamento sociale.
Nascevano da li i convincitori occulti.
La tecnica della propaganda.
La pubblicita’ !
Ora son cose vecchie, obsolete.
Proprio quei semi che dovevano servire ad accrescere il potere dei potenti li ha resi schiavi, condizionati alla esistenza di una massa di consumatori.
SENZA CONSUMATORI IL POTERE ANNICHILISCE !
Il potere cioe’ fondato sul denaro e sul condizionamento psicologico delle masse isola il ” potente ” in una prigione da cui non puo’ piu’ uscire.
PENA LA SUA SCOMPARSA.
É allora dovra’ continuare a fare la cacca su di un water tutto d’oro pregando che la massa non si dimentichi di fargli arrivare l’acqua per lavare le sue miserie.
L’ UNICA SUA RICCHEZZA
L’ UNICO SUO POTERE !
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Ma il potere vero e’ altra cosa.
Leo: è sempre un gran piacere dell anima leggere le vs parole
Leo: presto ci saranno novità
Leo: è forse verranno anche stampate ……
Leo: E la vita vera è altra cosa.. condivido tutto… La violenza del potere verso i coloni è stata descritta dettagliatamente da Fanon nel suo saggio Della violenza all’interno del libro “I dannati della terra”. Il pittore Albert, quando gliel’ho donato, me lo ha restituito, è stato l’unico libro che non è riuscito a leggere, gli faceva troppo male. Il potere dell’uomo sull’uomo fa male. Il potere va a togliere anche la possibilità che l’uomo possa accedere al Potere dentro di sé. Il potere genera violenza, degenerazioni, deprivazioni. Toglie strumenti intellettuali, lascia tracce indelebili nelle vite, costringe a migrazioni forzate, a lotte impari, a schiavitù deliberate o mascherate. In fondo, siamo tutti coloni di un sistema che non ci appartiene e che regola i confini delle nostre esistenze. Il Potere dentro sé non appartiene ha queste logiche, ma, ahimè, non si può descrivere, non è merce che si può contrabbandare.

Leo: Scusate… riformulerò il mio ultimo pensiero con calma… nella passione della conversazione ho fatti a pugni con la fretta che non è mai buona consigliera… la bellezza di questa conversazione è prendersi un tempo sacro in cui connettersi e rispondere… È un tempo prezioso… con una persona sapiente e di un potere con la P maiuscola… ho tratto grande ricchezza da questo scambio… la pubblicazione è superflua per me ma può aver senso farla perché è nata qui… grazie alla splendida opportunità data da Simone che ringrazio profondamente… come ringrazio profondamente Epi… stasera se la Vita non preme ritornerò in questa Vita con un altro sguardo

Epi:

L’ IDEALE DELL’ OSTRICA OVVERO:
LA MEDIOCRITA ‘ DEL POTERE
IL POTERE DELLA MEDIOCRITA’

Kong.li ammirava la cascata di Luliang.
La sua caduta era di 90 metri e la sua schiuma 200.
Ne pesci, ne testuggini giganti, ne caimani avrebbero potuto nuotare in quella schiuma.
Improvvisamente Kong.li vide un vecchio nuotare fra i gorghi.
Pensando fosse un disperato dette ordine di accorrere per trarlo in salvo.
Poche centinaia di metri piu’ in basso il vecchio usci’ dall’acqua cantando e sciolti i capelli si mise a passeggiare sotto la scarpata.
Kong.li lo raggiunse e gli disse : ” Vedendovi uscire dalla schiuma e dall’acqua cantando vi avevo preso per uno spirito, vedo invece che siete un uomo, quale e’ il vostro metodo per nuotare con tanta bravura ? ”
” Non ho nessun metodo”- rispose l’uomo,- ” e’ cominciato per abitudine, e’ diventata mia natura ed ora e’ il mio destino. Obbedisco al movimento dell’acqua e non alla mia volonta’. Per questo nuoto cosi’ agilmente ”
” Cosa volete dire con queste parole ? “-chieseKong.li.
” Semplice “- rispose il vecchio. ” Sono nato fra queste colline e ho vissuto piacevolmente ; questa e’ l’ abitudine. Sono cresciuto nell’ acqua e mi ci trovo a mio agio ; questa e’ la natura. Nuoto senza sapere come ; questo e’ il destino.”
” Abituarsi e godere della propria natura obbedendo al movimento della corrente del proprio fiume incoscientemente questo e’ il Tao, la Via, il Potere “, concluse ai suoi discepoli Kong.li.
E con un profondo inchino ringrazio’ il vecchio per la lezione.
E aggiunse : ” IL VERO POTERE E’ AGIRE SENZA AGIRE ! ”
( Zhuang-zi : Il Tao del cielo e della terra.)

Leo: E la vita vera è altra cosa.. condivido tutto… La violenza del potere verso i colonizzati è stata descritta dettagliatamente da Fanon in “I dannati della terra”. Il potere dell’uomo sull’uomo fa male. Il potere va a togliere anche la possibilità che l’uomo possa accedere al Potere dentro di sé. Il potere genera violenza, degenerazioni, deprivazioni. Toglie strumenti intellettuali, lascia tracce indelebili nelle vite, costringe a migrazioni forzate, a lotte impari, a schiavitù deliberate o mascherate. In fondo, siamo stati tutti colonizzati da un sistema che non abbiamo scelto, che non ci appartiene, ma regola i confini delle nostre esistenze materiali. E noi, ci muoviamo attraverso. Si sta sul confine, si vive tra dentro e fuori, funamboli. Il Potere non appartiene alle logiche del dentro, di queste logiche mediocri deve liberarsi. Dovere e libertà, contraddizione apparente. Abbiamo una responsabilità verso l’unico reale bene che possediamo, l’Esistenza, andando fuori dall’alienazione che il potere ogni giorno esercita sulle nostre vite. È fatica, comporta instabilità, si pagano prezzi elevati, ma è in gioco la vita, non è un gioco.

Leo: L’accettazione della nostra condizione, del nostro fiume che scorre, della nostra morte? Si… potrebbero farci spiccare il volo, trascendere, far sì che i nostri occhi siano solo strumenti di ammirazione della bellezza… far sì che sia qualcosa che non ci riguardi, di cui siamo solo testimoni ammirati… ma l’occhio interiore è attento all’evoluzione di sé e dell’altro che si trova nella stessa identica condizione mediocre dinnazi al mistero, all’infinito, all’essere solo impotenti uomini… siamo così piccoli e miserevoli nella nostra infinitesima presenza che mi commuovo per l’uomo… abbiamo un compito così difficile… così difficile è stare bene sapendo che è solo un viaggio quello che compiamo…. dobbiamo interrogarci sul seme che ci ha fatto germogliare, accettare di recidere questo legame come qualsiasi altro legame, perché ci verrà portato via, perché scompariremo… la nostra mediocrità talvolta è salvezza, una leggerezza d’animo, qualcosa in cui credere… un’illusione è il potere, illusorio quanto la cultura, la politica, la religione, il lavoro, il movimento, il dolore, il bene, la passione, la vita stessa… ma è il respiro che ci permette di accogliere il passo seguente nella nostra fede, in qualsiasi fede, riconoscersi… scegliere da che parte stare, per me, è stare con l’uomo, perché quest’illusione d’essere necessita nutrimento finché non diverrà nutrimento per la terra, per altre vite… per il ciclo di vite di cui noi non siamo, soltanto, osservatori… i nostri viaggi determinano la natura dei cicli successivi… inutilmente forse… ma la vita umana è pur sempre un diritto all’esistenza in quanto c’è, è presente, ora, qui…

Leo: Nell’incoerenza e sensibilità umana, nella mia incoerenza e sensibilità umana, credo nella possibilità di una vita autentica, che tutti abbiano la possibilità di poter essere, nel massimo splendore, anche solo per un istante, se stessi, che possano abbandonare la mediocrità che li avvolge, che ci avvolge tutti… e così potersi accettare e poter vedere gli altri, oltre lo specchio, oltre il giudizio, accettando l’ unicità e la diversità, così come lo sguardo incontra e ammira una stella, una nuvola, un’ombra, una luce improvvisa… stupirsi, emozionarsi… senza potere se non il Potere della vita… fino alla fine

Epi: Wow Leo ! Altro che cascata di 90 metri, sei un fiume in piena.
Una corrente travolgente di aneliti di vita.
Di rabbia e stupore per la Vita.
Sei ormai un teologo, un ricercatore della logica del divino.
Ovvero un ricercatore del PERCHE’ !
Perche’ questa voglia, questa ricerca, questa ignoranza, questo dolore, questa solitudine, questa confusione, queste lotte, queste ingiustizie, questo sfruttamento, questa schiavitu’, questa provvisorieta’ dell’esistenza ?
Perche’ la VITA ?
E soprattutto il tuo dolore inespresso : PERCHE’ IO ?
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Quando i bombardieri si sentivano arrivare e la mamma mi nascondeva sotto il letto i miei occhi si riempivano di perche”.
Quando i nazisti impiccavano nel cortile di mia nonna un bambino mio compagno di giochi, per rappresaglia , il mio pianto diceva : perche’ ?
Quando i fascisti uccidevano a bastonate mio padre, musicista alla Scala, per aver rifiutato la tessera del partito, a tutti chiedevo : perche’ ?
Quando mia moglie e mia figlia venivano travolte e bruciate vive da un camper non chiesi piu’ a nessuno, ma solo dentro di me : perche’ ?
Quando un giorno ho lasciato famiglia, parenti, amici, lavoro, casa, denaro e documenti per andare a vivere nelle baracche, ai confini della civilta’ con i profughi di guerra e della fame volevo indagare, conoscere, capire l’origine, la causa, il PERCHE’ del dolore, della vita.
Non mi bastava piu’ leggere “se questo e’ un uomo”, ” i dannati della terra “, ” uomini e topi “, ” Cristo si e’ fermato a Eboli “‘ , ” Fontamara “, ecc… ecc…
Ma la mia era una ricerca senza senso: spesso venivo scacciato anche dalle baracche e andavo a vivere sotto i ponti e nei cessi delle stazioni.
Tu parli, mi dicevano, tu vuoi capire perche’, tu vuoi portarci via il nostro dolore, la nostra rabbia, l’unica cosa che ci resta.
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Un grande vecchio, con lunghi capelli e barba bianchi e una sacca in spalla lo vedo un giorno camminare lentamente per i vicoli.
Non chiede nulla ma dalle porte escono persone che gli danno del cibo.
Non dice una parola ma sul suo viso e’ stampato un gran sorriso.
Mi incuriosisce e lo seguo, voglio conoscerlo.
Giunge, dopo tanto, ad una baracca di cartone vicino al fiume della grande metropoli e qui oso avvicinarmi e chiedere se posso parlargli.
Volevo capire il perche’ del suo sorriso, della sua serenita’, della leggerezza e pace che emanava.
Non parlava, ma sorrideva, forse non si fida di me pensai.
Non volevo arrendermi e mi sedetti fuori dalla sua baracca.
E giunse sera.
Solo allora usci e con un sorriso e voce straniera mi disse: “Se vuole, torni domani sera ” !
Era timido, e mi dava persino del lei ! Io che ero piu’ cencioso di lui !
Ci tornai e sera dopo sera mi racconto la sua storia, la sua vita.
Mescolava l’italiano al russo, la sua lingua, al francese, al tedesco e inglese.
Professore di lettere e lingue internato in campo di concentramento dai nazisti, liberato dai russi e subito spedito nei gulag dalle purghe di Stalin.
Fuggito dalla Siberia e dpo un anno di cammino di notte era giunto in una Europa devastata dalla guerra.

Epi: Non sono mai stato religioso, – mi disse, – e sono cresciuto in una cultura materialista, ma non capivo il dolore, la cecita’ umana.
Quando scoprii Dante rimasi innanzitutto colpito dal titolo “Commedia, Divina Commedia “. Come faceva a chiamare commedia una simile TRAGEDIA ?
La tragedia della vita umana, l’inferno, quello che poi ho vissuto totalmente su di me e in me !
Ho letto e poi riletto quelle pagine finche’ nel caos della confusione ( anche la mia ), della ” selva oscura ” venni colpito da alcune parole della frase scritta sopra la porta dell’ inferno : ” Per me si va ne la citta’ dolente, per me si va ne l’ etterno dolore,….. FECEMI LA DIVINA PODESTATE, LA SOMMA SAPIENZA E IL PRIMO AMORE ”
Questa frase sconvolse e illumino’ tutta la mia vita : Il DIO DELLA SAPIENZA, DELL’ AMORE, AVEVA CREATO IL DOLORE E L’ INFERNO !
Sono entrato anche io nell’ inferno e nel dolore dei campi di concentramento e dei gulag ed ogni volta che piangevo di fronte a tanto orrore un Virgilio mi diceva sempre ” VUOLSI COSI’ COLA’ DOVE SI PUOTE CIO’ CHE SI VUOLE E PIU’ NON DIMANDARE ” La risposta non la scoprirai tu ma ti verra’ DONATA .
Ho continuato a camminare, e a piangere con la mia cecita’.
Piano, piano altri Virgilio mi hanno condotto dall’ inferno al purgatorio.
Poi la mia mente si e’ schiarita e piu’ nessun Virgilio e’ rimasto accanto a me.
Camminavo nella vita DA SOLO !
E ho imparato a sorridere.
Non ho mai accolto la religione ma ho voluto seguire le Divine Commedie di altri uomini ed un giorno ho letto un tale Agostino Padre della Chiesa.
Costui si era perso ed ha scritto migliaia e migliaia di parole per ritrovarsi.
Finche’ e’ arrivato alla sintesi del tutto :
AMA E FA’ QUELLO CHE VUOI !

Ora lo faccio anch’ io.
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