Cinematic Blog

Un Amore In Con Su Per Tra Fra Media

29 Ottobre 2010 A cura di:

StefanoDeFelici

PRISON VALLEY,
ovvero come le carceri possano diventare Trans-mediali

Leggiucchiando tra blogs e giornali, tra i più informati, appare ormai assodato che nelle nostre case sia scoppiato l’ amore tra televisione e computer.
Fino a 10 anni fa acerrimi nemici, non si potevano vedere.

Mentre uno stava in studio, in anticamera o in versione semi-clandestina nello sgabuzzino l’ altra fiera davanti al divano o in camera da letto o addirittura in cucina a pontificar sentenze (ndr spesso di giudici corrotti).
Oggi , invece, l’ idillio mediatico o meglio cross-mediatico tramite le sue frecce (ipod, ipad, iphone,wireless, portatili ecc..) ha fatto scoccare la scintilla tra i due schermi, che sempre di più si trovano fatalmente a condividere gli stessi ambienti casalinghi.
Non è un caso che le produzioni audiovisive più lungimiranti, molto sensibili agli innamoramenti tra i “media”, si siano subito adeguate tenendo conto delle modifiche che questa condivisione di spazi comporta nelle abitudine di fruizione degli spettatori.

In primis, l’ utilizzo di più piattaforme media: TV,WEB,Mobil e, piattaforme gioco, stampa e radio.
Da qui il nome di Cross-mediale o come dicono i nuovi guru Trans-mediale, cioè che “attraversa i media”


Naturalmente questi cambiamenti di traiettorie strategiche, produttive e distributive, faticano ad attecchire da noi altri, considerata la freschezza di età della classe dirigente italica.
E’ necessario spostarsi su google map verso la francia, la germania e l’Inghilterra, dove le principali reti televisive che si occupano di cultura –ARTE’, ZDF, CHANNEL FOUR- dispensano con costanza prodotti che interecciano più forme e contenuti con la possibilità di fruirne in modo differenziato e integrato sulle diverse piattaforme media oggi a disposizione.

Un esempio di opera trans mediale riuscita è sicuramente PRISON VALLEY, opera che recentemente ha vinto in Italia la sezione cross-media del Festival di Bellaria.

prisonvalley.arte.tv/?lang=en

Assolutamente non tradizionale nella sua narrazione, il suo design e la sua interattività, questa inchiesta sull’ industria del carcere in un angolo sperduto del Colorado è nello stesso tempo un road movie partecipativo, un web documentario o un progetto audiovisuale con una direzione di inchiesta giornalistica .
Gli autori sono due ex di Libération: David Dufresne e Philippe Brault (fotografo) hanno trascorso più di un anno a indagare sui protagonisti della vita nelle 13 prigioni di una piccola contea, dove il 16% della popolazione è costituita da detenuti.
L’ opera si sviluppa nel web combinando sequenze lineari e gli strumenti del Web (link, condivisione, interattività), permettendo di assegnare all’ internauta un ruolo centrale.
In televisione e al cinema tramite un documentario di circa 60 minuti, che è andato in onda in Francia su ARTE’ e probabilmente girerà ancora in altri paesi.
Per la stampa è il libro la formula d’ elezione.
Upian e Arte avevano già firmato, alla fine del 2008, il web documentario Gaza Sderot (gaza-sderot.arte.tv/) , dando la parola alle comunità palestinesi e israeliane dale due parti del confine, qualche giorno prima dell’ offensiva su Gaza. Da quel web documentario, come ora, erano nati anche un libro e una versione per la televisione.


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